domenica 4 agosto 2013

Point Lobos: Straordinario punto d’incontro fra terra e acqua



NON è solo straordinario. A Point Lobos certe volte questo incontro fra terra e acqua è addirittura violento! Quando c’è l’alta marea e dall’oceano soffiano forti venti, si formano onde gigantesche che si infrangono rumorosamente sugli scogli. Con un rombo fragoroso, gli spruzzi arrivano sino a 12-15 metri di altezza. In queste occasioni molti visitatori accorrono a Sea Lion Point per ammirare lo spettacolo. Allineati il più vicino possibile, rimangono senza fiato mentre ciascun’onda investe con violenza la scogliera. Affascinati da questa dimostrazione di potenza mentre tonnellate d’acqua sono scagliate verso il cielo, non si curano della pioggia di spruzzi che li bagna. Finché continua la furia delle onde, gli spettatori sono restii ad andarsene.
Ma devono andarsene, perché ci sono molte altre cose da vedere a Point Lobos. Le attrazioni sono moltissime, e questa è una ragione per cui lo stato della California lo comprò nel 1933 per farne una riserva naturale. L’altra ragione, la principale, fu di salvare il bel cipresso di Monterey. Questo albero cresce allo stato libero solo a Point Lobos e nella vicina penisola di Monterey. Sul margine di questa costa alta e ripida sovrastante l’Oceano Pacifico, il cipresso di Monterey sta ora opponendo la sua ultima resistenza.
Prima di diventare una riserva naturale dello stato, Point Lobos aveva avuto una storia pittoresca. Per secoli gli indiani raccolsero molluschi e piantarono le tende sui suoi promontori. Alla fine del Settecento e all’inizio dell’Ottocento divenne un luogo di pascolo per il bestiame. I portoghesi vi ebbero una stazione baleniera dal 1861 al 1884. Dopo d’allora i pescatori giapponesi vi ebbero un centro per la lavorazione di certi gasteropodi detti orecchie di mare che furono spediti in Oriente a centinaia di migliaia. La terra cambiò spesso proprietario: una volta, ci è riferito, durante una partita a carte.
I sentieri
Si entra nella riserva naturale di Point Lobos dalla Pacific Coast Highway 1, 16 chilometri a sud di Monterey, 5 chilometri più giù di Carmel. Le strade sono poche e conducono a tre principali aree di parcheggio, da cui si dipartono a ventaglio alcuni sentieri che si addentrano tortuosamente nelle pinete e tra i cipressi. Un sentiero lungo 10 chilometri segue il litorale della riserva, a volte costeggiando la ripida scogliera per offrire una vista spettacolare del mare che ribolle giù in basso e a volte scendendo fino alla riva, dove la marea crea pozze d’acqua brulicanti di vita: anemoni, ricci e stelle di mare, granchi, molluschi, alghe verdi e rosse, e molte altre creature. Soffermatevi e inginocchiatevi per scrutare questi affascinanti piccoli mondi circondati dalle rocce. Ma fate attenzione! Ci sono onde traditrici che si divertono a inzupparvi!
Camminando sul sentiero che porta a Bird Island guardate in basso le acque color verde giada di China Cove: sembra una gemma incastonata nelle ripide scogliere. Le onde salgono pigramente sulla piccola spiaggia sabbiosa a un’estremità, dove bagnanti e nuotatori si immergono nelle fredde acque per crogiolarsi poi ai caldi raggi del sole sulla spiaggia riparata. C’è qualcun altro che ama concedersi questo lusso: le foche comuni sdraiate sui grossi massi a prendere il sole.
Il sentiero prosegue finché vi trovate all’altezza di Bird Island, dove si radunano centinaia di uccelli marini. Quando arriva il tempo di nidificare, i cormorani sono indaffarati a trasportare con il becco fili di alghe per costruire i loro nidi, così vicini l’uno all’altro da farvi pensare a imprenditori edili che costruiscono case addossate le une alle altre. I pellicani vanno e vengono, indaffarati a pescare, e si tuffano in profondità quando vedono passare sott’acqua la preda. I gabbiani volteggiano e si librano in alto nel vento, e voi, costretti a terra, ne invidiate la splendida libertà.


Il Cypress Grove Trail, il sentiero che attraversa tortuosamente uno degli ultimi due boschi della terra dove il cipresso di Monterey cresce spontaneamente, è il preferito da molti visitatori. Dai suoi ripidi promontori si possono ammirare spettacolari panorami marini. Le alghe rosse coprono gli scogli e i tronchi degli alberi esposti all’umida aria di mare. Drappi di licheni pendono dai rami dei pini e dei cipressi. Nei boschi si possono vedere cervi dalla coda nera, in molti casi madri coi cerbiatti che brucano fra i cespugli. Dalla punta di questa penisola si possono avvistare balene grige di 40 tonnellate che spruzzano acqua dallo sfiatatoio e balzano occasionalmente fuori dell’acqua mentre passano davanti a Point Lobos durante la migrazione, un viaggio di 16.000 chilometri fra andata e ritorno, che le porta in dicembre e gennaio nei pressi della Bassa California per accoppiarsi e partorire, e poi in marzo e aprile nel Mare di Bering per nutrirsi.

Le lontre marine


Gli animali più amati, comunque, non sono questi giganti che passano al largo. La domanda più frequente che i guardaboschi si sentono rivolgere è: “Dove sono le lontre marine?” Di solito si trovano fra le alghe brune galleggianti nelle insenature riparate. Turisti armati di binocolo scrutano queste insenature per avvistarle, e poi le osservano mentre si tuffano per procurarsi il pranzo. Il loro menu prevede squisitezze come molluschi bivalvi, granchi, cozze, calamari, polpi, orecchie di mare e ricci di mare. Come tavolo hanno un sasso che si appoggiano sul petto e contro cui sbattono i crostacei per farne uscire la polpa. Se non mangiano, forse dormono, avvolte nelle alghe per non andare alla deriva. O può esserci una madre che liscia un piccolo sdraiato sul suo petto o gli dà da mangiare. Il piccolo nasce in acqua, vive in acqua, eppure deve imparare a nuotare. Comunque non può annegare: le piccole lontre galleggiano per natura.
La pelliccia color marrone scuro della lontra marina — che spesso è grigia o bianca attorno alla testa negli esemplari adulti — è fine e folta. All’ufficio informazioni vicino a Sea Lion Point c’è una pelliccia di lontra. Passateci le dita. Sentite, ha la morbidezza della seta. È questa pelliccia di straordinaria finezza che ha portato la lontra quasi sull’orlo dell’estinzione. Due volte più fitta di quella del callorino, la sua pelliccia ha 100.000 peli per centimetro quadrato, circa 800 milioni in tutto. La lontra, tuttavia, non si mantiene calda solo con la pelliccia. Passa lunghe ore a lisciarsi il pelo per intrappolarvi aria, ed è quest’aria che isola la pelle della lontra dall’acqua fredda. Straordinaria, docile, non aggressiva: non è strano che la lontra sia l’animale preferito dai visitatori!


Riserva marina
Questi sentieri vi permettono di visitare i 224 ettari di Point Lobos. Ma la riserva naturale di Point Lobos non è tutta qui. Questa non è neppure la metà. Trecento ettari sono sott’acqua. Prendete la strada che porta al parcheggio di Whalers Cove, dove molto probabilmente vedrete subacquei con muta e autorespiratore entrare nella prima riserva marina degli Stati Uniti. Creata nel 1960, è uno dei più ricchi habitat marini della California ed è interamente sotto la protezione della legge dello stato. Purtroppo, le meraviglie di questo mondo subacqueo non sono per voi, a meno che non abbiate una licenza che vi consente di mettere tuta e autorespiratore per esplorare i fondali.
Il pieghevole offerto all’ingresso della riserva vi dà un’idea di quello che perdete: “Nella luce soffusa della selva di alghe brune alta 30 metri, invertebrati e piante senza radici creano un mondo dai colori vivaci. Ofiodonti, scorpene californiane e scorfani appaiono e scompaiono. L’improvvisa comparsa di una foca, una lontra o una balena accelera i battiti del vostro cuore”. Un’abitatrice di questi fondali che può farvi balzare il cuore è la più grande stella di mare del mondo, la Pycnopodia, con un diametro di un metro e venti! 


Proprio come avete una guida per percorrere i sentieri di Point Lobos in superficie, così i subacquei hanno un libro plastificato con 38 foto a colori per riconoscere le varie forme di vita marina.
Point Lobos è un luogo per riflettere serenamente. Con le sue oltre 300 specie di piante e 250 specie di uccelli e altri animali, il materiale non manca: alghe brune che disegnano curve aggraziate sulla superficie del mare a Bluefish Cove; piante di lillà che aggiungono la loro fragranza all’aria impregnata di salsedine; foglie di salvia che schiacciate fra le dita liberano il loro pungente aroma. Non provateci con le foglie lucide del sommacco che cresce lungo i sentieri. Perché queste piante velenose vi sono lasciate? Perché è l’habitat adatto a piccoli uccelli e altri animali. Point Lobos è la loro dimora, non la nostra.
Il canto malinconico del passero dalla testa bianca, ripetuto sommessamente mentre se ne sta appollaiato sul rametto più alto di un arbusto di artemisia; il grido acuto della beccaccia nera che saltella sulle rocce del litorale, col becco rosso che fiammeggia sotto il sole. Sulle isole rocciose al largo, il latrato delle otarie produce un frastuono non indifferente; e c’è sempre il rumore delle lontre che schiacciano le conchiglie sul sasso appoggiato al petto. Ascoltate ancora una volta i suoni smorzati delle onde o il loro infuriare sugli scogli quando sono di cattivo umore.
Questo è un luogo che incoraggia la contemplazione. Respirate a pieni polmoni la brezza marina. Camminate lentamente lungo i sentieri. Prendetevi il tempo per imbevervi di questa atmosfera. Fissate i ricordi nella vostra mente. Impregnatevi del suo spirito.
Forse pensate che la descrizione di Point Lobos fatta dal paesaggista Francis McComas, che l’ha definito “il più meraviglioso punto d’incontro fra terra e acqua nel mondo”, sia una lode esagerata. Ma dopo avere trascorso qualche giorno a camminare lungo i suoi sentieri, dopo averne respirato profondamente l’aria impregnata di salsedine, dopo averne ascoltato i suoni e ammirato gli spettacoli, dopo esservi imbevuti della serenità che emana dalla sua immacolata bellezza, forse non penserete più che quelle parole siano esagerate.

Innegabilmente Point Lobos è un tonico per i nervi logori, un balsamo lenitivo per lo spirito, un tributo al senso artistico del suo Creatore, Dio.





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