sabato 24 novembre 2012

"SIRENE" VIVENTI



NEL gennaio del 1493 Cristoforo Colombo esplorava la parte nordoccidentale di quella che è oggi la Repubblica Dominicana. All’improvviso scorse tre grosse creature marine che solcavano lentamente le limpide acque di un fiume. Si pensa che fosse sulla riva di quello che oggi è chiamato Rio Yaque del Norte.
L’eccitazione di Colombo per l’avvistamento spinse il suo cronista a scrivere che l’ammiraglio “ha detto di aver visto tre sirene . . . non erano così belle come le dipingono benché avessero qualcosa del volto umano”. Il cronista disse inoltre che in precedenza Colombo aveva visto delle “sirene” al largo della costa dell’Africa occidentale.
Credenza diffusa
In quei giorni, si diceva che fosse normale per i marinai vedere le fantastiche sirene. Su di loro circolavano molte favole. Durante tutto il medioevo in Europa si raccontavano storie su queste creature metà donna e metà pesce che sposavano uomini, facevano naufragare le navi, causavano inondazioni e altre disgrazie.
Stando a quanto si diceva, le sirene avevano poteri magici e profetici, lunga vita e amavano la musica. Guai ai mortali che offendevano le sirene o accettavano doni da loro, poiché sarebbero sicuramente andati incontro a una calamità! Per esempio, sul Reno vicino a Sankt Goarshausen, nella Germania Occidentale, c’è una rupe denominata Lorelei, dal nome della sirena leggendaria che si supponeva avesse fatto annegare molti marinai ignari perché aveva avuto un amore sfortunato.
La credenza nelle sirene era così radicata che appena nel 1800 alcuni furono vittime di burle. Nel 1842 P. T. Barnum, proprietario del famoso circo, accumulò una fortuna esponendo una sirena imbalsamata. Nello stesso periodo, una società giapponese sfruttò la credulità del pubblico vendendo sirene imbalsamate che asseriva fossero state prese dai pescatori.
Dove e quando avessero origine le storie delle sirene è avvolto nel mistero. Risalgono a tempi molto antichi e sono presenti nel folclore di quasi ogni paese. Comunque, i ricercatori hanno confrontato i particolari delle leggende con le abitudini conosciute di certe creature marine e sono giunti alla conclusione che forse certi incontri fra l’uomo e un animale veramente esistente sono stati travisati e così sono nate le sirene. Si ammette che le saghe delle sirene si basano su descrizioni superstiziose di grossi e giocondi mammiferi dell’ordine dei Sirenii.
In effetti, questo mammifero ha una caratteristica umana che in certo qual modo lo fa apparire come una vera e propria sirena vivente. Le femmine allattano i piccoli in superficie cullandoli con gli arti anteriori mentre succhiano le mammelle situate nel petto. Immaginate l’impressione che devono aver avuto alcuni marinai da lontano vedendo questi mammiferi ballonzolare su e giù nell’acqua con un piccolo al petto. Nella loro mente, doveva essere una sirena.
I Sirenii somigliano difficilmente a creature umane. Hanno il corpo affusolato, con testa piccola e grandi pinne orizzontali. Hanno una pelle spessa e grigiastra e il muso quadrato e setoloso. Variano in lunghezza da due a quattro metri e mezzo e raggiungono il peso di ben 680 chilogrammi.
Non è proprio la silhouette di una bella fanciulla, non vi pare? Comunque, il nome scientifico di questi mammiferi conserva qualcosa del leggendario passato delle sirene.

Famiglia poco numerosa
Essendo stati avvistati tanti di questi mammiferi nel corso degli anni si può pensare che ce ne debbano essere parecchi negli oceani della terra. E in passato erano numerosi. Infatti al principio del secolo scorso fu avvistato al largo della costa australiana un immenso branco di Sirenii largo cinque chilometri e mezzo e lungo due chilometri e mezzo. Ora non ne esiste più un numero così grande in un solo luogo. Ci sono soltanto quattro specie di Sirenii e sono sparsi in numero ridotto nelle regioni tropicali.
Tre specie vivono in zone isolate lungo la costa americana della Florida, nel Mar dei Caraibi, presso l’Africa occidentale e nel Rio delle Amazzoni. Questi mammiferi sono noti più comunemente col nome di lamantini o manati, nome quest’ultimo che deriva dalla parola indiana manati, che significa “petto”. Evidentemente nel XVIII secolo i manati erano così numerosi nei pressi di Puerto Rico che venne dato il loro nome a una città e a un fiume.
Voraci
Nel menu di questo mammifero potete trovare quasi ogni varietà di pianta marina. Strettamente vegetariani, passano quasi otto ore tutti i giorni a saziare il loro vorace appetito di alghe marine, giacinto, zostera e foglie e steli di altre piante acquatiche. Consumano da 27 a 45 chili di cibo al giorno. In media, i Sirenii consumano un chilo di cibo per ogni dieci chili del loro peso.
Nessuna pianta acquatica si salva dai Sirenii, con le loro labbra superiori provviste di possenti muscoli per strappare gustosi bocconcini. Non importa se le piante crescono in acqua dolce o salata, sopra o sotto la superficie dell’acqua o anche lungo gli argini dei fiumi a una trentina di centimetri dal pelo dell’acqua. Nonostante la loro mole, i Sirenii superano intrepidamente questi ostacoli quando sono in cerca del pranzo. Se il cibo è sul fondo, i Sirenii si riempiono i polmoni d’aria e s’immergono per cinque dieci minuti. Alcuni animali resistenti di polmoni restano sommersi fino a 16 minuti.
L’uomo ha sfruttato le abitudini alimentari dei lamantini. Nella Florida meridionale sono stati impiegati per sgombrare canali di scolo ostruiti da alghe. Nella Guyana una settantina di queste “falciatrici” sono state recentemente impiegate per liberare dei corsi d’acqua. Le locali autorità calcolano che i lamantini han fatto loro risparmiare miliardi. E a Xochimilco, nel Messico, gli orticoltori si trovarono in difficoltà quando i loro sistemi d’irrigazione furono invasi da ninfee in gran quantità. Quattro lamantini sostituirono una squadra di 300 uomini.
I lamantini si nutrono spesso in gruppi di 10-20 capi, muovendosi pigramente nei “prati” marini così come fa il bestiame. Per tale ragione questi docili giganti sono a volte chiamati “vacche marine”. Considerando la loro placidità potreste pensare che i Sirenii siano goffi o incapaci. Ma l’apparenza inganna. Spaventate uno di questi titani e vedrete l’immediata reazione di quella possente pinna posteriore. Estremamente sensibili, se disturbati questi animali si allontanano a nuoto alla velocità di 32 chilometri orari, lasciandosi dietro una scia spumeggiante.
Lenti nella riproduzione
I Sirenii non mangiano sempre in gruppo. Quando si vede un branco numeroso può essere il segno che è in corso il corteggiamento. Una volta accoppiati, gli animali si spostano nei bassi fondali per la riproduzione. La gestazione può durare circa 150 giorni. Alla nascita il piccolo pesa da 10 a 27 chili e la femmina può non partorire più per tre anni. Talora nascono dei gemelli.
Il piccolo è oggetto di assidue cure materne e si avvale della cooperazione dei genitori. Anzitutto, il piccolo nasce sott’acqua e affogherebbe subito se non fosse immediatamente portato in superficie. Dopo il parto vedete la madre che teneramente spinge o porta su il piccolo a prendere una boccata d’aria fresca. In un acquario della Florida c’era una femmina che si prendeva specialmente buona cura del suo piccolo. Se lo issava sul dorso e lo teneva fuori dell’acqua per 45 minuti. Poi si immergeva, solo per riemergere immediatamente. Ballonzolava su e giù, prolungando ogni volta la permanenza sott’acqua man mano che il piccolo imparava a respirare bene. In un altro acquario, il maschio dava una mano. Quando la femmina si stancava di addestrare il piccolo, interveniva il maschio che continuava col piccolo gli esercizi di respirazione e nuoto.
Allo stato libero, i piccoli rimangono con la madre per quasi due anni, essendo infine svezzati quando raggiungono il peso di circa 180 chili. Poi se ne vanno per conto proprio dividendo il loro tempo fra mangiare e giocare con altri branchi o esplorare da soli. I Sirenii sono gregari solo fino a un certo punto. I gruppi si suddividono regolarmente, quindi si riuniscono dopo che sono stati ognuno per proprio conto per un po’.
Nei branchi numerosi i Sirenii sono molto giocherelloni. Si possono vedere spesso due di questi voluminosi animali galleggiare testa contro testa, strofinando insieme i musi. Oppure un animale nuota a fianco di un altro e gli mette attorno al dorso l’arto anteriore a paletta in un amichevole abbraccio. Si divertono anche a darsi di gomito, come se giocassero a chiapparello. Tutte queste buffonate sono spesso accompagnate da un coro di acuti strilli e squittii. Gli scienziati dicono che le toccatine e le serenate sono forme di comunicazione fra i Sirenii che hanno l’udito e la vista poco buoni.
Se nuotando vi trovate accanto una o più di queste creature dall’aspetto temibile, non vi agitate: sono innocue. Se si arrabbiano, il che capita di rado, di solito si tratta di due maschi che si contendono l’affetto di una femmina. Infatti, in Florida i sub amano la compagnia dei lamantini, poiché molte volte questi animali socievoli si girano su un fianco per farsi grattare la schiena o la pancia. Un lamantino di un acquario gradiva tanto le attenzioni che si strofinava il naso con il suo custode.

Specie in pericolo
Il comportamento socievole e indolente di questi animali è stato fino a un certo punto controproducente per il loro benessere. I lamantini non hanno nemici naturali che li uccidano per nutrirsene, ma cacciatori e pescatori di frodo, che non badano alle leggi protettive, ne uccidono in gran quantità. Il fatto che i lamantini prediligono i fondali bassi li rende facili bersagli per coloro che li cacciano per la pelle o la carne.
Nelle zone popolose dove ci sono molte barche, i Sirenii sono vittime delle eliche che li uccidono o procurano loro ferite. I lamantini che vivono nelle acque della Florida presentano spesso grandi cicatrici sul dorso, la prova che sono stati investiti da barche a motore.
In alcune nazioni ci sono leggi severe per cui è un reato uccidere questi mammiferi. Sono inflitte pesanti multe a chi trasgredisce tali leggi. Questo è stato di notevole aiuto, come si vede dal fatto che è ricomparso un piccolo branco di lamantini in zone della Florida dove non se ne vedevano da anni. Nondimeno, gli ecologi temono che questi placidi giganti si estinguano a causa del rapido aumento della popolazione umana e degli insediamenti presso il loro ambiente naturale.
È vero che i lamantini non corrispondono all’immagine delle leggendarie e affascinanti sirene descritte da antichi marinai o artisti. Ma queste straordinarie creature hanno un ruolo da svolgere, quello di recare diletto agli uomini che hanno la fortuna di vedere queste “sirene” viventi.



sabato 2 giugno 2012

IL TAPIRO: cocomero con le zampe


CON tutta probabilità non avete mai visto un tapiro, perché questo docile animale si trova solo in luoghi isolati dell’America Centrale e Meridionale e nella parte meridionale dell’Asia. Il tapiro è grande più o meno quanto un asino, ma con le sue corte zampe somiglia di più a un maiale. Uno zoologo ha paragonato i piccoli a “cocomeri striati con le zampe”.

I tapiri sono lunghi da 1 metro e ottanta a 2 metri e quaranta e alti da 80 centimetri a poco più di 90 centimetri, con un peso che può andare dai 230 ai 290 chili. Ha il corpo robusto, il collo massiccio e la coda corta. Gli occhi sono piccoli e la vista è debole. Il muso si allunga formando una corta e mobile proboscide di cui il tapiro fa buon uso nel brucare. Di tutti i grandi animali del mondo sono forse quelli più indifesi.

Normalmente, questo timido animale se ne sta nelle parti più fitte della foresta, evitando così potenziali nemici come il giaguaro o la tigre. Quando un giaguaro assale un tapiro, si dice che quest’ultimo corra immediatamente a nascondersi nel fitto sottobosco. In questo modo il giaguaro è trattenuto dall’intricata vegetazione del sottobosco. Avendo la cute spessa, che si rimargina in fretta, generalmente il tapiro non riporta ferite gravi.

I tapiri vivono sempre vicino a un fiume o a un lago, e passano la maggior parte del loro tempo a nuotare e a sguazzare nell’acqua, oltre che a voltolarsi nel fango. Questo permette loro di trovare refrigerio dalla calura e di liberarsi dai molesti insetti comuni nei tropici. Nonostante il corpo pesante, quando è necessario corrono velocemente. Il corpo robusto e solido con il suo corto collo è perfettamente adatto all’ambiente e permette all’animale di addentrarsi facilmente nel folto della vegetazione.

Nell’America Centrale e Meridionale ci sono tre specie di tapiri: il tapiro di Baird, il tapiro americano e il tapiro delle Ande, mentre nell’Asia sudorientale c’è il tapiro dalla gualdrappa. Fossili trovati in Europa, in Cina e negli Stati Uniti confermano che un tempo c’erano tapiri in tutte le parti del mondo.

In genere i tapiri sono animali scontrosi. Vivono soli o a coppie e di rado se ne vedono insieme più di tre salvo che negli zoo. Anche lì prestano poca attenzione l’uno all’altro. Essendo erbivori, si nutrono esclusivamente di arbusti terrestri o di vegetazione acquatica. Hanno una particolare predilezione per il sale e percorreranno lunghe distanze per raggiungere un luogo ricco di sale. Questi animali essenzialmente notturni possono vivere fino a 30 anni.

Sembra che i tapiri si riproducano in qualsiasi stagione, e nasce un solo piccolo a ogni parto dopo 13 mesi di gestazione. I tapiri giovani hanno un mantello bruno-rossastro percorso nel senso della lunghezza da macchie e strisce gialle e bianche, ciò che permette loro di mimetizzarsi molto bene nella fioca luce delle foreste tropicali.

Questa colorazione scompare di solito prima che compiano un anno; dopo di che il tapiro dalla gualdrappa è nero con una larga fascia bianca tutt’attorno ai fianchi, mentre i tapiri sudamericani sono color grigio scuro o marroni.



Pericolo di estinzione

L’uomo dà la caccia ai tapiri per la carne, in genere di notte quando questi animali sono più attivi. A volte viene sparso sale per attirare l’animale. Dopo aver leccato il sale, il tapiro si dirige verso il più vicino corso d’acqua. Per renderlo un bersaglio più facile, i cacciatori gli proiettano un fascio di luce negli occhi, accecandolo temporaneamente.

La sua carne, non molto grassa e a quanto si dice molto gustosa, è spesso arrostita sul fuoco all’aperto. Anche la pelle, dura e resistente, è preziosa; viene impiegata per fare fruste, lazo e briglie. Alcuni indios del Brasile tengono il tapiro in casa, come animale domestico.

A causa della caccia che l’uomo ha dato ai tapiri per la carne o per sport, e specialmente perché ha ridotto il loro habitat nella foresta, in molte zone dove un tempo abbondavano oggi è raro vederli. Così il tapiro delle Ande, quello di Baird e quello dalla gualdrappa sono ora nell’elenco delle specie in pericolo.




mercoledì 30 maggio 2012

CORCOVADO: il diamante grezzo della Costa Rica

“UN DIAMANTE grezzo”: questa è una definizione calzante del parco nazionale del Corcovado, nella Penisola di Osa, a sud del versante pacifico della Costa Rica, un paese dell’America Centrale. L’indescrivibile bellezza naturale di questa foresta pluviale praticamente incontaminata, la lontananza dai centri abitati e il fatto che ospiti una sorprendente varietà di alberi, insetti, rettili e mammiferi ne fanno un posto affascinante da visitare.

Pur essendo bello, il parco è comunque un diamante grezzo, perché si trova in una delle più grandi foreste pluviali tropicali dell’America Centrale, e non ci sono molti ristoranti, alberghi o negozi di souvenir. Ad eccezione di alcune stazioni delle guardie forestali e dei lunghi sentieri per escursionisti, che una guida turistica definisce i migliori di tutti i parchi di questo tipo, poche cose ricordano la presenza dell’uomo.

Foresta trasformata in parco

Nei primi anni ’70 del secolo scorso si cominciò a valutare seriamente la possibilità di trasformare questa foresta in un parco nazionale. Questa trasformazione, però, non sarebbe stata un compito facile: occorrevano parecchia manodopera e notevoli risorse economiche. A metà degli anni ’70 si venne a sapere che dei coloni si stavano trasferendo nella regione. Per di più, una ditta di legname che possedeva enormi appezzamenti di terreno nella foresta voleva dare il via a una massiccia campagna di abbattimento di alberi e molti cacciatori andavano a caccia nella foresta.

Ciò nondimeno, scienziati e biologi di tutto il mondo che riconoscevano l’importanza di preservare questa foresta fecero sentire la loro voce. Il 31 ottobre 1975 il governo della Costa Rica annunciò l’istituzione del parco nazionale del Corcovado. Da allora la caccia e l’abbattimento di alberi su vasta scala non sono più una minaccia.

Le diverse sfaccettature del Corcovado

Il Corcovado occupa una superficie di 54.000 ettari e ospita una grande varietà di specie vegetali e animali. Ci sono ben otto ecosistemi, che comprendono almeno 500 specie di alberi. L’albero più grande è il cosiddetto albero del cotone, o capoc, che ha un diametro di oltre 3 metri e un’altezza di oltre 70 metri.

Siete appassionati di bird watching? Le quasi 400 specie di uccelli del Corcovado vi terranno occupati e vi delizieranno. C’è la più numerosa popolazione di ara macao del paese. Mentre volano, i loro magnifici colori, accesi dal sole tropicale, sembrano lampeggiare nel cielo.



Forse, però, preferite studiare qualcosa più terra terra. Non c’è problema: nel Corcovado ci sono 166 specie di anfibi e di rettili, compreso il ferro di lancia. Non osservatelo troppo né troppo da vicino, però, perché questo serpente velenoso ha fama di essere tra i più aggressivi che esistano! Tra gli anfibi è degna di nota una specie di rana trasparente: se viene posta su una superficie di vetro lucido è possibile vedere gli organi interni!

Potreste anche dedicare un po’ di tempo a osservare alcuni dei 140 mammiferi che vivono qui, tra cui giaguari, ocelot, tre specie di formichieri, quattro specie di scimmie, due specie di bradipi e due di armadilli. Il parco ospita anche circa 10.000 varietà di insetti.

L’abbondante fauna non è l’unica caratteristica del Corcovado. Si può visitare la grotta Salsipuedes, famosa perché conserva parte del tesoro del navigatore ed esploratore inglese sir Francis Drake. Pochi chilometri più a nord c’è Drake Bay, dove, a quanto si dice, Drake sbarcò nel 1579 durante la sua circumnavigazione del globo.

A suo tempo questo “diamante” fu minacciato dalla febbre dell’oro. A scatenare la prima “epidemia” di febbre, negli anni ’30 del secolo scorso, furono pepite d’oro pesanti anche un chilogrammo. In seguito, negli anni ’60, ci fu un’altra corsa all’oro e un’altra ancora si verificò pochi anni dopo l’istituzione del parco. Quest’ultima spinse diverse centinaia di minatori a trasferirsi qui. Nel 1986 il governo vietò l’accesso ai minatori.

Come dappertutto, anche nel Corcovado ci sono problemi. Oltre alla costante lotta per ottenere finanziamenti e personale, c’è il problema della deforestazione al di fuori dei confini del parco e quello della caccia di frodo. Perché il Corcovado continui a prosperare, si devono affrontare questi problemi.

Il parco nazionale del Corcovado è senz’altro una delle zone più incontaminate della terra. In effetti, proprio come un diamante letterale è apprezzato per la sua inestimabile bellezza, senza dubbio il diamante grezzo della Costa Rica sarà apprezzato e ammirato negli anni avvenire da migliaia di visitatori che amano le bellezze naturali del nostro pianeta.




martedì 21 febbraio 2012

La Cicogna: Un uccello "leale"

LA CICOGNA — tradizionale annunciatrice della primavera nonché portatrice della fortuna e dei bimbi — occupa da lungo tempo un posto speciale nei miti e negli affetti dell’uomo. Il volo aggraziato, la predilezione per gli insediamenti umani e l’utile funzione che svolge nel tenere sotto controllo gli insetti nocivi all’agricoltura sono tutti fattori che hanno contribuito a rendere popolare questo uccello.
Ma forse le sue caratteristiche più accattivanti sono la fedeltà al nido, a cui torna ogni anno, e la lealtà al compagno, a cui resta legata tutta la vita. Infatti in ebraico il suo nome significa “leale” o “uno di amorevole benignità” perché, come spiega il Talmud, è una creatura che si distingue per l’affetto che nutre verso il compagno.


Grazie a questa fama, quasi duecento anni fa la cicogna era una specie protetta in Olanda e, a quanto viene riferito, si potevano vedere cicogne domestiche incedere impettite nel mercato del pesce dell’Aia. In seguito divenne l’uccello nazionale della Germania. E oggigiorno, in molte cittadine europee, vengono erette piattaforme sui tetti per incoraggiare questo amichevole uccello a farvi il nido. Le cicogne sono vicini graditi!
Arrivi e partenze
Alcune cicogne europee svernano nell’Africa occidentale a sud del Sahara, mentre altre si spingono fino al Sudafrica. Cominciano il lungo viaggio verso sud in agosto. Non essendo robuste volatrici, fanno il viaggio a tappe. Preferiscono migrare in gruppi di varia grandezza, e spesso le cicogne di una certa zona si riuniscono tutte prima di partire per la migrazione. Essendo tra i primi uccelli migratori a tornare a nord, arrivano al proprio nido verso febbraio o marzo.
La distanza che percorrono ogni anno — in certi casi oltre 16.000 chilometri fra andata e ritorno — è sorprendente, tanto più se si considera che fanno la maggior parte del viaggio col volo planato. Come i grossi rapaci, si servono delle correnti ascendenti d’aria calda per raggiungere le alte quote, dopo di che si avvalgono delle larghe ali per percorrere senza sforzo lunghe distanze col volo planato, battendo solo di rado le ali.


Una caratteristica della migrazione delle cicogne che non ha uguali è il passaggio sopra il Mediterraneo. Preferiscono non avventurarsi sopra il mare, dove le correnti ascendenti d’aria calda mancano. Così ogni agosto migliaia di cicogne si radunano per effettuare la traversata nei due punti dove il tratto di acqua è più breve (lo stretto di Gibilterra e il Bosforo). È sorprendente che il lungo viaggio sopra il deserto del Sahara non le spaventi quanto i 14 chilometri di acqua che separano la Spagna dall’Africa: possono impiegare ben cinque ore per percorrerli.

Un nido straordinario


Per secoli i tetti, le chiese e i camini d’Europa sono stati i luoghi preferiti dalle cicogne per nidificare, anche se oggi si accontenteranno a volte di un palo della luce.


Sia il maschio che la femmina costruiscono pazientemente il nido, una struttura straordinaria che può benissimo dare l’impressione di essere lì lì per precipitare. Ma le apparenze ingannano, e questi grandi nidi cadono di rado, anche durante le più violente tempeste. I nidi sono così resistenti che ogni anno, al loro ritorno, le cicogne impiegano di solito appena una settimana o poco più per fare piccole riparazioni nella loro dimora.
Questo lavoro di riparazione, consistente nell’aggiungere rametti e altro materiale, è compiuto di solito da entrambe le cicogne appena tornano dal luogo dove hanno svernato. E infine è questo lavoro di riparazione a provocare la fine del nido, che crolla sotto il proprio peso. A quel punto il nido può essere alto fino a due metri e avere un diametro di un metro o più.
Come i genitori tornano al nido ogni primavera, così i piccoli cercano di trovare un luogo il più vicino possibile a quello dove sono nati. Accade pertanto che alcuni vecchi edifici ospitino una dozzina o più di nidi enormi, tutti occupati dai discendenti di un’unica coppia originaria.


L’attuale triste situazione della cicogna
Malgrado i tentativi compiuti in molte cittadine europee affinché le cicogne vi si sentano bene accette, il loro futuro appare tutt’altro che roseo. Nel secolo scorso c’erano circa 500 nidi in Svizzera, ma ora ne restano pochi. Un analogo quadro deprimente emerge in Svezia, Olanda, Danimarca e Germania, dove il loro numero sta diminuendo in modo inquietante. In Spagna, dove è ancora comune vederli, i nidi occupati sono diminuiti della metà in soli dieci anni. Secondo le stime, l’intera popolazione europea delle cicogne oscilla fra le 10.000 e le 20.000 coppie appena. Cosa sta succedendo a uno degli uccelli preferiti dall’uomo?
Pare dipenda da molti fattori, ma la maggioranza di essi ha a che fare con la distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo. Nei luoghi dove svernano in Africa le cicogne sono spesso cacciate e uccise per la carne: una tragedia ecologica, visto che le cicogne passano i mesi invernali ingozzandosi di sciami di cavallette che tanto danneggiano le vitali colture africane. Intanto in Europa le uova infeconde, rese tali dall’esteso uso di pesticidi, e la riduzione dei luoghi dove trovare nutrimento hanno fatto diminuire il numero dei piccoli che crescono ogni anno. Inoltre, le linee elettriche mettono a repentaglio la vita di molti grossi volatili, e molti altri cadono sotto i colpi dei cacciatori dal grilletto facile.
I fautori della conservazione dell’ambiente stanno tentando di proteggere la cicogna, ma perché un programma dia risultati ci vuole la cooperazione di molte nazioni, qualcosa che non è facile ottenere. Chi ama la creazione di Dio ha fiducia che le maestose ali della cicogna non spariranno mai dai cieli e che la primavera continuerà ad essere annunciata da questo socievole e leale uccello.

Le cicogne e i bambini
Per secoli è stato detto ai bambini che erano le cicogne a portare i neonati, e le cicogne compaiono ancora sui biglietti di congratulazioni inviati ai genitori quando nasce loro un bambino. Dove ha avuto origine questa favola?
Sembra che l’idea si basi su due leggende. Molto tempo fa alcuni notarono che le cicogne apparivano ogni anno in modo apparentemente miracoloso nello stesso tempo. Qualcuno pensò che andassero a trascorrere i mesi invernali in Egitto e che divenissero uomini, solo per tornare ad essere uccelli in primavera (questo spiegava il loro attaccamento alle dimore degli uomini).
Fu pure notato che le cicogne passavano la maggior parte della giornata a sfamarsi nelle zone paludose, che si diceva fossero il luogo di dimora delle anime dei neonati. Poiché le cicogne erano uccelli molto premurosi verso la prole, non ci volle troppa immaginazione perché la gente mettesse insieme fatti e fantasia e concepisse l’idea che i bambini erano portati dalle cicogne.



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