martedì 19 luglio 2011

LE AFFASCINANTI INCISIONI RUPESTRI DELLA VALCAMONICA




DA MILLENNI sono una testimonianza silenziosa della vita nell’antichità. Si tratta di figure stilizzate incise nella roccia che descrivono scene di caccia, agricoltura, guerra e adorazione. Nella pittoresca Valcamonica sul versante italiano delle Alpi, centinaia di migliaia di figure adornano il paesaggio roccioso.

Tuttora, illuminate dai raggi obliqui del sole di prima mattina, le incisioni sono ben visibili a chi viene in Valcamonica. Ma chi le fece, e perché?

I camuni

Il nome di questa bella vallata deriva da quello degli antichi abitanti, i camuni, il cui nome compare per la prima volta nella storia nel 16 a.C., quando vennero soggiogati dai romani e persero l’indipendenza. Le prime incisioni della Valcamonica, però, risalgono a molti secoli prima dell’arrivo delle legioni romane.

Inoltre l’analisi degli elementi raffigurati — armi, utensili, animali domestici, piantine di villaggi — induce gli esperti a concludere che gli artisti appartenevano a una popolazione che aveva un’economia complessa. Evidentemente si svolgevano molte attività, fra cui lavorazione dei metalli, tessitura, agricoltura, allevamento del bestiame e commercio.

La grande maggioranza delle incisioni furono fatte durante il I millennio a.C., anche se molte sono assai più antiche. Sembra che i camuni abbiano raggiunto l’apice culturale tra il 1000 e l’800 a.C. Migliaia di incisioni di quel periodo descrivono particolari della loro vita. Si vedono persone legate insieme e uomini a cavallo armati di lance, che fanno pensare alla cattura di prigionieri. Vi sono rappresentati anche maniscalchi, cavalli da tiro e carri, come pure edifici su palafitte.

L’ispirazione delle montagne

Gli autori di queste raffigurazioni vengono descritti dagli studiosi come ‘sacerdoti-artisti’, uomini mossi da motivi generalmente mistico-religiosi che si isolavano per poter riflettere e meditare in luoghi tranquilli lontano dai centri abitati. Sotto questo aspetto pare che i camuni fossero particolarmente ispirati da due straordinari fenomeni naturali che si verificano pochi giorni all’anno.

In primavera e in autunno il sole sorge dietro il Pizzo Badile, un maestoso picco che sovrasta la valle. Certi giorni, prima dell’alba, a causa della rifrazione della luce solare, l’enorme ombra della montagna, circondata da raggi luminosi, viene proiettata in alto nel cielo lattiginoso, creando la suggestiva manifestazione tutt’ora nota come “spirito della montagna”. E quando il sole tramonta dietro al monte Concarena dall’altra parte della valle, da una stretta fenditura sul pendio fuoriesce violento uno spettacolare raggio di luce, che sembra spaccare in due la montagna, proiettandosi in alto nel cielo ormai scuro solo per pochi minuti prima di sparire. A quanto pare, nella mente degli antichi abitanti della valle, questi fenomeni allora inspiegabili conferivano a quel luogo delle qualità soprannaturali.

Numerose incisioni si trovano ai piedi del monte Pizzo Badile e nelle immediate adiacenze. Sono state eseguite con strumenti di pietra, corno, osso o avorio. A volte l’artista tracciava un disegno con uno strumento appuntito. Le incisioni variano in profondità, da segni che appena scalfiscono la superficie della roccia fino a incisioni profonde alcuni centimetri. È stato accertato anche l’uso della pittura, per quanto i colori non siano più visibili a occhio nudo.

Incisioni come forma di preghiera

Forse i camuni praticavano il culto del dio sole. Questo spiegherebbe uno dei motivi ricorrenti delle incisioni: una figura che prega con le braccia alzate di fronte a un disco, probabilmente un simbolo solare. L’archeologo Ausilio Priuli dice che “al culto del Dio-Sole si affiancano culti minori”. E osserva: “Processioni, danze propiziatorie, sacrifici, lotte rituali, preghiere comunitarie erano gli atti di culto più frequenti e maggiormente rappresentati. L’atto stesso di incidere era una forma di preghiera”. Ma per che cosa pregavano?

Secondo Emmanuel Anati, uno dei massimi esperti di arte rupestre preistorica, sembra che l’esecuzione delle incisioni “fosse ritenuta parte delle attività indispensabili per assicurare il buon andamento economico e sociale del gruppo e le relazioni di buon vicinato con le forze occulte”. A quanto pare i camuni speravano di propiziare la fecondità dei campi con raffigurazioni dell’aratura, la ricchezza dei pascoli con quelle relative all’allevamento, la supremazia sui nemici con raffigurazioni di guerra, e via dicendo.

Le incisioni rupestri della Valcamonica sono incluse nel “Patrimonio mondiale dell’umanità” tutelato dall’UNESCO. È interessante che incisioni e pitture rupestri esistono almeno in 120 nazioni, in Africa, Asia, Australia, Europa, America del Nord e del Sud e in numerose isole, e temi simili ricorrono nei disegni rupestri in tutto il mondo, a testimonianza del desiderio naturale dell’uomo di esprimersi e rivolgersi al soprannaturale.



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