venerdì 1 luglio 2011

LA COMUNICAZIONE NEL MONDO CHE CI CIRCONDA




IN UN tratto di foresta, nella savana o anche nel vostro giardino potrebbero esserci diversi animali intenti a comunicare fra loro. Questi animali usano tutti i sensi, mimando con parti e posizioni del corpo; inviano e ricevono misteriosi segnali mediante l’odore — non così misteriosi nel caso di una moffetta spaventata —; squittiscono, strillano, cantano e cinguettano; inviano e ricevono segnali elettrici; emettono luce; cambiano la pigmentazione della pelle; “ballano”; e perfino picchiettano e fanno vibrare il terreno su cui camminano. Ma quale significato hanno tutti questi segnali?

Per scoprire il significato dei segnali emessi dagli animali gli scienziati devono condurre attente osservazioni. Per esempio hanno notato che quando un piccolo pollo di razza bantam vede un predatore di terra, come una donnola, per lanciare l’allarme emette un kuk, kuk, kuk acuto. Se invece scorge un falco, emette un unico, lungo urlo. Ogni richiamo provoca una pronta reazione adatta al tipo di pericolo, e questo dimostra che gli uccelli comunicano informazioni con un significato preciso. Si è notato che anche altri uccelli ricorrono a segnali analoghi che trasmettono informazioni specifiche.

Uno dei modi principali in cui si studia la comunicazione negli animali, consiste nel registrare il segnale pertinente e farlo poi riascoltare agli animali per vedere se reagiscono in maniera prevedibile. I polli bantam sottoposti a questi esperimenti hanno avuto le stesse reazioni osservate quando erano in libertà. Questo metodo funziona anche con i ragni. Per capire da cosa è attratta la femmina del ragno lupo quando viene corteggiata da un maschio che cerca di far colpo su di lei agitando le zampe anteriori munite di ciuffi di pelo, alcuni ricercatori hanno videoregistrato un maschio e hanno manipolato il filmato con tecniche digitali eliminando i ciuffi di pelo dalle zampe. Quando il video veniva fatto vedere alla femmina, questa perdeva improvvisamente interesse. La conclusione? Evidentemente le femmine del ragno lupo sono attratte solo dai maschi che agitano le zampe con i ciuffi!

Segnali olfattivi

Molti animali si scambiano segnali secernendo potenti sostanze chimiche dette feromoni, di solito attraverso ghiandole speciali oppure mediante l’urina o le feci. Proprio come un recinto con una targhetta o un numero identifica la proprietà di un essere umano, i feromoni segnano e delimitano il territorio di alcuni animali, fra cui i cani e i gatti. Pur essendo invisibile, questa forma molto efficace di marcatura permette agli animali della stessa specie di mantenersi alla distanza ottimale gli uni dagli altri.

Ma i feromoni non servono solo a marcare il territorio. Sono simili a una tabella d’informazioni chimiche che gli altri animali “leggono” con grande interesse. I segnali olfattivi usati per marcare il territorio, probabilmente contengono informazioni aggiuntive su chi abita quel territorio, come età, sesso, forza fisica e altre capacità, nonché in che fase del ciclo riproduttivo si trova . . . L’odore dei segnali lasciati dall’animale è una specie di carta d’identità che lo identifica individualmente. Com’è comprensibile, certi animali prendono molto seriamente i propri segnali olfattivi, cosa che sanno bene i guardiani degli zoo. I guardiani hanno osservato che quando le gabbie o i recinti vengono lavati, molti animali provvedono immediatamente a marcare di nuovo il loro territorio. Anzi, l’assenza del proprio odore risulta stressante per l’animale, può provocare un comportamento anomalo e addirittura la sterilità.

I feromoni hanno un ruolo importante anche nel mondo degli insetti. I feromoni di allarme, per esempio, determinano la sciamatura e il comportamento di attacco. I feromoni di aggregazione attirano gli individui verso una sorgente di nutrimento o un sito adatto alla nidificazione. Tra questi feromoni ci sono quelli sessuali, verso i quali alcune creature sono molto sensibili. Il maschio del bombice del gelso, o baco da seta, ha due antenne complesse che somigliano a minuscole e delicate felci. Queste antenne sono così sensibili che possono segnalare la presenza di una singola molecola di feromone sessuale della femmina! Sono sufficienti circa 200 molecole perché il maschio si metta alla ricerca della femmina. La comunicazione attraverso segnali chimici, però, non è circoscritta al mondo animale.

Piante “parlanti”

Sapevate che le piante sono in grado di comunicare fra loro e perfino con certi animali? Alcuni ricercatori dei Paesi Bassi hanno osservato che le piante del fagiolo di Lima, quando sono attaccate dall’acaro delle foglie (o ragno rosso), secernono una sostanza chimica che funge da SOS e attira altri acari che si avventano sull’acaro parassita. In modo simile, quando le piante di granturco, di tabacco e di cotone sono invase dai bruchi emettono sostanze chimiche volatili che attirano le vespe, nemiche mortali dei bruchi. Una ricercatrice ha detto: “La pianta non si limita a dire: ‘Mi hanno danneggiata’; dice anche specificamente chi le sta facendo del male. È un sistema meravigliosamente complesso”.

Altrettanto sorprendente è il modo in cui le piante comunicano fra loro. I ricercatori hanno osservato salici, pioppi, ontani e betulle che ascoltavano piante della loro specie e pianticelle d’orzo che facevano la stessa cosa con altre pianticelle d’orzo. In ciascun caso le piante danneggiate, sia che fossero divorate da bruchi, attaccate da funghi o muffe, o infestate da acari, emanavano sostanze chimiche che sembravano attivare le difese delle piante indenni che erano nelle vicinanze. Perfino piante non imparentate fra loro reagivano ai segnali chimici d’allarme.

Quando una pianta viene attaccata o viene messa in allarme contro un possibile attacco, appronta le proprie difese. Fra queste ci sono tossine che uccidono gli insetti, oppure sostanze che ostacolano o addirittura inibiscono la capacità dell’invasore di digerire la pianta. In futuro le ricerche in questo campo affascinante potrebbero portare a ulteriori scoperte elettrizzanti, alcune delle quali forse risulteranno anche utili all’agricoltura.

“Alfabeto Morse” con le luci

In un articolo sulle lucciole l’ecologista Susan Tweit ha scritto: “Con le loro lucette volanti che brillano sotto le stelle hanno aggiunto un tocco di magia alla scialba periferia in cui vivo”. Questi coleotteri comunicano mediante un vocabolario fatto di luci che “va da una semplice luminescenza come segnale d’allarme a un complesso botta e risposta di lampeggiamenti fra potenziali partner”, dice la Tweit. Il colore della loro luce va dal verde al giallo o addirittura all’arancione. Dato che le femmine in genere non volano, la maggior parte del luccichio intermittente che vediamo è prodotto dai maschi.

Ognuna delle 1.900 specie di lucciole emette luce secondo un modulo a sé. Potrebbe trattarsi di tre impulsi luminosi a intervalli di un secondo circa, o di una serie di impulsi di lunghezza e a intervalli diversi. Quando è alla ricerca di una compagna, il maschio ronza nei paraggi trasmettendo segnali secondo il suo codice di corteggiamento. Una femmina riconosce la sequenza di impulsi luminosi e risponde con un lampeggiamento che significa ‘Ci sto’ eseguito rispettando i tempi caratteristici di quella specie. Il maschio riconosce il silenzioso invito e vola da lei.

Maestri di canto alati

Per durata, varietà e complessità non vi è vocalizzazione prodotta da altri animali che possa essere paragonabile a quella degli uccelli. I canti degli uccelli non sono prodotti nella gola ma in un organo detto siringe, che si trova all’estremità inferiore della trachea, dove questa si separa nei due rami che raggiungono i polmoni.

Il repertorio vocale degli uccelli è in parte innato e in parte appreso dai genitori. Perciò gli uccelli di una certa zona possono perfino sviluppare un proprio accento tipico.I merli che discendono dagli esemplari portati nel XIX secolo in Australia per allietare con suoni famigliari i coloni europei possiedono oggi un particolare accento australiano. Le vocalizzazioni del maschio dell’uccello lira, considerate tra le più complesse e melodiose del regno degli uccelli, sono apprese quasi interamente da altri uccelli. In effetti, questi uccelli sono imitatori talmente abili che riescono a riprodurre quasi tutti i suoni che sentono, inclusi strumenti musicali, cani che abbaiano, allarmi antifurto, colpi d’ascia e addirittura il motorino di avanzamento della pellicola nelle macchine fotografiche! Ovviamente, tutte queste imitazioni sono eseguite principalmente con l’obiettivo di far colpo sulla femmina.

I picchi, che di norma utilizzano il becco per estrarre il cibo, sono i percussionisti del mondo degli uccelli, e trasmettono segnali ad altri uccelli colpendo col becco un tronco cavo o un ramo capaci di produrre una certa risonanza. Inoltre, alcuni sfruttano nuovi e interessanti strumenti . . . : un tetto di metallo ondulato o una tubatura idrica. Gli uccelli comunicano anche attraverso linguaggi visivi, con o senza accompagnamento musicale. Per esempio possono lanciarsi messaggi dispiegando le stupende penne colorate.

Quando proclama il proprio territorio, il maschio del cacatua delle palme, una specie australiana, fa un po’ di tutto: percussione, vocalizzazione, movimenti ritmici ed esibizione delle penne. Stacca un ramoscello adatto e reggendolo con una zampa lo percuote su un tronco cavo. Allo stesso tempo dispiega le ali, apre a ventaglio il ciuffo di penne, fa dondolare la testa avanti e indietro ed emette strilli acuti: davvero una parata spettacolare!

Alcuni richiami sono riconosciuti anche da altri animali. È il caso dell’indicatore, un piccolo uccello simile al tordo diffuso prevalentemente in Africa. Come suggerisce il nome, con il suo verso caratteristico l’indicatore segnala a un ratelo, un mustelide detto anche tasso del miele, un albero in cui si trova un alveare. Quando l’uccello si posa sull’albero o nelle sue vicinanze emette un richiamo diverso che in effetti vuole dire “il miele è qui vicino”. Il tasso individua l’albero, fa uno squarcio nel tronco e soddisfa la sua passione per le cose dolci.

Comunicare sott’acqua

Dopo l’introduzione degli idrofoni, dispositivi d’ascolto subacqueo, i ricercatori sono rimasti sbalorditi scoprendo quanti suoni provengono dagli abissi. Da un leggero ronzio a uno stridore, fino ad arrivare a veri e propri strilli, questi suoni abbondano a tal punto che i sommergibilisti li hanno sfruttati per mascherare i rumori prodotti dalle loro manovre. I suoni dei pesci, però, non sono emessi senza uno schema preciso. Nel suo libro Secret Languages of the Sea (I linguaggi segreti del mare), il biologo marino Robert Burgess dice: “Laddove un pesce potrebbe grugnire, schioccare la lingua e fare un rumore che sembra un abbaio e poi ripetere il tutto con precisione, un altro potrebbe emettere un ‘clic’ e un colpo secco e la volta dopo un rumore stridulo”.

Come fanno i pesci a emettere suoni senza le corde vocali? Alcuni, dice Burgess, usano certi muscoli “attaccati alle pareti della vescica natatoria, che è simile a un palloncino, per far vibrare quelle pareti finché la vescica” suona come un tamburo. Altri pesci digrignano i denti oppure aprono e chiudono gli opercoli branchiali producendo un rumore sordo o un colpo secco. Si tratta solo di suoni privi di significato? A quanto pare no. Come gli animali terrestri, i pesci emettono suoni per “attirare il sesso opposto, per orientarsi, per difendersi dai nemici e per comunicare e intimidire”, dice Burgess.

I pesci sono anche dotati di un buon udito. Molte specie hanno un orecchio interno e possiedono lungo ciascun lato del corpo una fila di recettori che reagiscono agli stimoli di pressione. Questi recettori, che costituiscono la cosiddetta “linea laterale”, sono in grado di percepire le onde di pressione emesse dal suono che viaggia attraverso l’acqua.



1 commento:

  1. Ciao, potrei avere l'email del webmaster? Mi potete scrivere all'indirizzo matteogreco6@gmail.com
    Grazie in anticipo

    RispondiElimina

Post più popolari