mercoledì 14 aprile 2010

Il romantico mondo dei cavallucci marini


I DUE si scambiano uno sguardo e arrossiscono. Lui è tutto impettito, e lei lo guarda con ammirazione. A un certo punto si sfiorano, per poi stringersi in un abbraccio. Nella luce incerta dell’alba danno vita a uno dei più eleganti balletti della natura: la danza dei cavallucci marini.

“I cavallucci marini hanno un fascino tutto particolare”, dice il biologo marino Keith Martin-Smith. In passato, però, non era chiaro come bisognava classificarli. Gli antichi naturalisti li chiamarono “ippocampi”, come i leggendari cavalli dalla coda di pesce che trainavano il carro di Poseidone, il dio greco del mare.

Sembra che nel Medioevo i venditori ambulanti li spacciassero per piccoli di drago. In realtà i cavallucci marini non sono che pesci con scheletro osseo (osteitti), anche se l’aspetto e il modo di nuotare non sono quelli tipici dei pesci. Quando si muovono con eleganza oppure si librano nell’acqua assomigliano a delicati cavallini di cristallo... sembra quasi che i pezzi di un fantastico gioco degli scacchi abbiano improvvisamente preso vita.

I cavallucci marini vivono nelle acque costiere temperate di quasi tutto il mondo. Hanno forme e dimensioni incredibilmente varie. Secondo gli esperti ce ne potrebbero essere da 33 a più di 70 specie diverse. Si va dal cavalluccio pigmeo (Hippocampus bargibanti), più piccolo di un’unghia, all’Hippocampus abdominalis, che può superare i 30 centimetri di lunghezza.

Senza denti, senza stomaco... senza problemi!

Con la testa che ricorda quella di un cavallo, il corpo rivestito di una corazza fatta di placche e anelli ossei e una coda prensile simile a quella delle scimmie, i cavallucci marini sono più adatti a restarsene ancorati in un punto che a scorrazzare di qua e di là. Per la maggior parte del giorno si limitano a starsene con la coda attorcigliata su qualche appiglio e a mangiare. Se devono spostarsi, usano la minuscola pinna dorsale per spingersi delicatamente in avanti e le pinne pettorali per controllare la direzione. Regolando la quantità d’aria presente nella vescica natatoria salgono e scendono come minuscoli sottomarini.

Quando sono affamati, i cavallucci marini non scherzano: con la bocca risucchiano velocemente qualsiasi minuscolo gamberetto o crostaceo si trovi a passare nelle vicinanze. Non avendo denti o stomaco a facilitare la digestione, i cavallucci marini devono catturare ogni giorno qualcosa come 50 gamberetti per procurarsi il nutrimento necessario. Questo non è un problema, in quanto hanno una vista eccezionale. I due occhi si muovono in maniera indipendente, così quando i cavallucci marini sono in cerca di prede un occhio può scrutare davanti e l’altro dietro. Inoltre, questi animali riescono a percepire una gamma cromatica più ampia di quella che percepiamo noi, e hanno un’acutezza visiva che ha pochi confronti nel mondo dei pesci.

I cavallucci marini devono evitare di finire a loro volta in pasto ad altri animali. Per sfuggire a predatori come granchi e tartarughe marine, molte specie sono in grado di mimetizzarsi benissimo con le alghe, i coralli o le mangrovie che costituiscono il loro habitat. La colorazione a chiazze, le appendici filiformi che assomigliano a piante marine e la capacità di cambiare colore permettono loro di rendersi invisibili. “Si mimetizzano così bene che per riuscire a vederli bisogna sapere dove guardare”, afferma il ricercatore Rudie Kuiter.

Danza e corteggiamento

A differenza di quanto avviene nella maggior parte dei pesci, il maschio e la femmina rimangono fedeli l’uno all’altro per tutta la vita e raramente si allontanano l’uno dall’altro. Ogni giorno, all’alba, riconfermano il proprio legame con una danza caratteristica. “La danza dei cavallucci marini è così bella ed elegante che è un vero spettacolo”, dice Tracy Warland, che li alleva. Quando la danza finisce, ciascun cavalluccio marino torna al proprio appiglio e continua a mangiare per il resto della giornata. La parata nuziale è più elaborata. Man mano che la femmina si avvicina al maschio questo gonfia il suo “marsupio”, assume un colore più vivace e comincia a muoversi avanti e indietro di fronte a lei per mettersi in mostra. I due si mettono a girare lentamente uno intorno all’altro e intrecciano le code. Poi cominciano a fare piroette sul fondo marino come cavalli imbizzarriti. Per una mezz’oretta continuano a salire e scendere, a girare vorticosamente e a cambiare colore.

Naturalmente, la parata nuziale è la prima fase del processo riproduttivo. “Quando si avvicina il momento di accoppiarsi le danze dei cavallucci marini diventano più lunghe e frequenti, e si possono ripetere anche più volte al giorno”, spiega Kuiter. “Quando la danza raggiunge il momento culminante, i due risalgono lentamente verso la superficie, stretti l’uno all’altro con le code intrecciate. A questo punto la femmina depone delicatamente le uova nel marsupio del maschio”. Il futuro padre trova un posto tranquillo per sistemare bene le uova all’interno del marsupio. Le feconda, e dà così inizio alla gestazione più insolita di tutto il regno animale.

“Il sogno di ogni donna”

“Trovo bellissimo che siano i cavallucci marini maschi a portare avanti la gravidanza e partorire”, ha detto una donna. Un’altra, con una certa ironia, ha aggiunto: “È il sogno di ogni donna”. In un solo anno un maschio ha portato a termine sette gravidanze consecutive, della durata di 21 giorni ciascuna.

Mentre i piccoli sono annidati nella tasca marsupiale, una fitta rete di vasi sanguigni provvede loro l’ossigeno e il nutrimento necessari. Con il tempo il grado di salinità all’interno del marsupio comincia a salire, così da preparare i piccoli all’ambiente marino. Quando arriva il momento del parto, il travaglio può durare da alcune ore a un paio di giorni. Alla fine il marsupio si apre e un po’ alla volta i piccoli cavallucci marini fanno il loro ingresso nel mondo. Il loro numero varia da specie a specie, ma può arrivare a 1.500.

Perché sono in pericolo

Nonostante l’elevata natalità, le popolazioni di cavallucci marini sono sempre più minacciate. Secondo alcuni esperti, in tutto il mondo ogni anno ne vengono catturati e venduti 30 milioni di esemplari. Molti sono destinati al mercato della medicina tradizionale asiatica, che li usa per curare malanni di ogni genere, che vanno dall’asma e dalle fratture ossee all’impotenza.

Ogni anno circa un milione di cavallucci marini vengono utilizzati dall’industria dei souvenir che li trasforma in portachiavi, fermacarte e monili. La pesca effettuata con le reti a strascico, l’uso della dinamite nelle scogliere coralline e l’inquinamento mettono in pericolo le delicate aree costiere che costituiscono il loro habitat. I cavallucci marini vengono anche catturati per essere venduti agli acquari; pochi, però, riescono a sopravvivere in cattività, dal momento che hanno bisogno di un’alimentazione particolare e si ammalano facilmente.

Per arginare il fenomeno c’è chi vorrebbe costringere varie nazioni a dimostrare che le proprie esportazioni di cavallucci marini sono ecologicamente sostenibili. Grazie a metodi e tecnologie migliori, oggi alcuni allevatori sono in grado di rifornire il mercato degli acquari con cavallucci marini allevati in cattività.

Il futuro dei cavallucci marini è strettamente legato al futuro del mare. “In tutto il mondo i mari sono chiaramente minacciati dalle attività umane. Li sfruttiamo troppo in tutti i sensi”, afferma Kuiter. Queste delicate creature marine verranno spazzate via dall’impietoso avanzare del cosiddetto “progresso” umano? “Dobbiamo essere ottimisti”, dice Martin-Smith. “La gente in genere è disposta a collaborare. Il nostro compito è sensibilizzare un maggior numero di persone sul destino delle creature viventi. Raggiunto questo obiettivo, le cose cambieranno. Se riusciamo a salvare i cavallucci marini, forse riusciremo a salvare anche il mare”.



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