sabato 31 luglio 2010

UNA SPLENDIDA ISOLA SABBIOSA


NEL 1770 il capitano James Cook, esploratore inglese, risalì la costa orientale dell’Australia. Circa 150 chilometri a nord dell’odierna città di Brisbane oltrepassò un’isola sabbiosa che col tempo avrebbe attratto 300.000 visitatori all’anno. Cook non le diede molta importanza. Per di più sia lui che altri pensarono fosse una penisola, non un’isola. Pochi anni dopo vi approdò l’esploratore Matthew Flinders. “Nulla [potrebbe essere] più brullo di questa penisola”, scrisse.
Se si fossero avventurati oltre i chilometri di spiagge e dune dorate, Cook e Flinders si sarebbero fatti un’opinione totalmente diversa. Avrebbero trovato una foresta pluviale incontaminata, laghi cristallini d’acqua dolce, dune di sabbia dai molteplici colori e centinaia di specie animali. Quella che ora è nota come Fraser Island è la più grande isola sabbiosa del mondo ed è così straordinaria che nel 1992 fu inclusa nell’elenco del “Patrimonio mondiale dell’umanità”.
Originata dalle montagne
La Fraser Island è lunga 120 chilometri, larga fino a 25 e occupa una superficie di circa 1.600 chilometri quadrati. Dune che raggiungono i 240 metri sul livello del mare ne fanno l’isola di sabbia più alta del mondo. Come si è formata questa particolare massa insulare?
Pare che le innumerevoli tonnellate di sabbia di cui è formata l’isola provengano dalla Gran Catena Divisoria, un sistema montuoso che si estende lungo tutta la costa orientale dell’Australia. Nel corso del tempo forti piogge hanno eroso le rocce trascinandone i frammenti nei fiumi fino al mare. Le correnti oceaniche li hanno poi ridotti in sabbia a grana fine e sospinti lentamente verso nord sul fondo marino. Frenati da promontori e sporgenze rocciose sottomarine, i granelli si sono accumulati e hanno dato origine alla Fraser Island.
L’Oceano Pacifico continua a depositare sulle spiagge sabbia che il vento sospinge verso l’interno formando le dune. A loro volta le dune avanzano di circa un metro all’anno ricoprendo tutto ciò che incontrano.
Laghi d’acqua dolce e foreste rare
È sorprendente che nell’isola ci siano 40 laghi d’acqua dolce che occupano cavità sulle dune di sabbia. Alcuni di questi bacini d’acqua sono chiamati laghi sospesi perché occupano grandi depressioni del terreno proprio in cima alle dune. Cos’è che impedisce all’acqua di defluire? Un rivestimento di torba, cioè uno strato di foglie, cortecce e rami parzialmente decomposti.
Nell’isola ci sono anche “laghi finestra”, che si formano quando la depressione del terreno sabbioso scende sotto il livello di una falda freatica. L’acqua dolce affiora nel bacino e crea laghetti d’acqua cristallina, filtrata dalla sabbia, che sono in realtà finestre sulla falda.
I laghi dell’isola sono alimentati da 1.500 millimetri di pioggia all’anno. L’acqua che non viene trattenuta dai laghi o assorbita dalla sabbia forma fiumiciattoli che scorrono verso il mare. Secondo le stime, uno di questi riversa nell’Oceano Pacifico cinque milioni di litri d’acqua all’ora.
A motivo di quest’abbondanza d’acqua l’isola è rigogliosa. Di norma non si formano foreste pluviali su terreni sabbiosi poveri di elementi nutritivi, ma questo è uno dei pochi posti al mondo in cui la foresta pluviale cresce sulla sabbia. Anzi, una volta la foresta era così fitta che per oltre un secolo vi echeggiarono i colpi delle scuri dei taglialegna, i quali prediligevano due specie di eucalipto (Eucalyptus pilularis ed Eucalyptus microcorys) e il pino kauri (Agathis australis). Nel 1929 un boscaiolo disse: “Il viaggiatore si imbatte in un muro vivente di maestosi alberi da legname alti 45 metri . . . Questi colossi della foresta hanno un diametro che va dai due ai tre metri”. Alcune specie, come la Syncarpia hillii e la Syncarpia glomulifera, furono usate nella realizzazione del canale di Suez. Oggi invece gli alberi della Fraser Island possono invecchiare in pace.
Un paradiso con un tragico passato
Il nome dell’isola ha una triste origine. Nel 1836 il capitano James Fraser e sua moglie Eliza sopravvissero al naufragio del brigantino Stirling Castle e approdarono nell’isola. A quanto pare il capitano venne ucciso da una tribù indigena, mentre sua moglie fu poi liberata. In memoria del tragico evento il nome dell’isola fu cambiato da Grande Isola Sabbiosa a Fraser Island, ovvero isola di Fraser.
La popolazione indigena non fu immune da disgrazie. Un tempo qui vivevano 2.000 aborigeni. Si dice che fossero forti e ben piazzati. Chiamavano la loro terra K’gari, cioè paradiso. Una leggenda aborigena descrive l’isola come il posto più bello della creazione. Purtroppo le malattie portate dagli europei decimarono la popolazione. Inoltre, all’inizio del XX secolo buona parte degli aborigeni sopravvissuti era stata trasferita nelle riserve del continente.
Un luogo ospitale
Oggi l’isola è un rifugio per la fauna selvatica. Uno dei “residenti” più famosi è il dingo, il cane selvatico dell’Australia. Dal momento che è isolato dai cani domestici del continente, il dingo della Fraser Island è considerato nell’Australia orientale la razza più pura. Può sembrare un cane domestico, ma non lo è e perciò deve essere trattato con rispetto e cautela.
Nell’isola sono state osservate più di 300 specie di uccelli. Il nibbio di Brahama e l’aquila di mare dal ventre bianco sorvolano le spiagge, mentre sui laghi sfreccia il martin pescatore di foresta dal colore blu iridescente. Tra gli uccelli migratori c’è il corriere della Mongolia che si riproduce in Siberia e va a svernare a sud. Durante il viaggio fa una breve sosta qui. Inoltre piombano stagionalmente sull’isola, in cerca del nettare dei fiori di eucalipto, più di 30.000 pteropi dalla testa grigia, pipistrelli delle dimensioni di un corvo detti anche volpi volanti.
Pure le acque che circondano l’isola brulicano di vita. Ci sono megattere in viaggio dalla gelida Antartide alla Grande Barriera Corallina, dove si riproducono. Nel viaggio di ritorno le megattere mettono in scena uno spettacolo straordinario. Balzano fuori dall’acqua con la loro gigantesca mole e poi si rituffano con un’esplosione di spruzzi visibile a chilometri di distanza: davvero un saluto di tutto rispetto a un’isola stupenda.



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