venerdì 28 agosto 2009

Siete davvero in grado di tenere un animale in casa?



RICERCHE sulle probabilità di vita di coloro che hanno subìto un attacco cardiaco indicano che le prospettive di chi tiene un animale in casa sono migliori rispetto a chi non lo tiene. Sembra che la compagnia di animali docili abbia un effetto rilassante. Gli animali sembrano anche esercitare un’influenza benefica sugli handicappati fisici e mentali e su coloro che soffrono di disturbi nervosi.
Prima di decidere di acquistare un animale, però, ci sono alcune domande su cui riflettere, per il bene vostro, di chi vi sta intorno e dell’animale stesso. Rispondendo in maniera obiettiva eviterete di commettere un costoso errore.
Le vostre abitudini vi permettono di avere la debita cura di un animale? Vi assentate da casa per lunghi periodi di tempo? I bambini sono abbastanza grandi da capire cosa significa tenere un animale? Avete sufficiente spazio per il tipo di animale che pensate di prendere, o sareste costretti a tenerlo per la maggior parte del tempo in uno spazio angusto? Riflettete su queste domande prima di prendere l’animale.
“Il mio bambino” dovrebbe avere un animale?
Spesso si sente ripetere che ‘è bene che i bambini imparino a convivere con gli animali’. La chiave è la parola “imparino”: devono quindi essere abbastanza grandi da poter imparare.
I bambini molto piccoli non capiscono che schiacciando e comprimendo un animale possono fargli male anche in modo irreversibile. Perciò a una madre il cui bimbo di tre anni voleva un porcellino d’India il veterinario disse che il bambino era troppo piccolo per possedere un animale così indifeso. Il veterinario raccomandò alla madre di aspettare alcuni anni prima di regalare al figlio un animale domestico.
Forse i genitori pensano di poter facilmente dare istruzioni al figlio su come trattare l’animale. La cosa però può richiedere più tempo e pazienza di quanto avessero preventivato, e spesso è l’animale a farne le spese.
Come i genitori ben sanno, i figli possono essere insistenti quando vogliono qualcosa. Perciò in molti casi i genitori si arrendono: “Va bene, te lo compro, ma ci dovrai pensare tu”. I bambini però dimenticano facilmente, come dimenticano di pulirsi le scarpe sullo zerbino prima di entrare in casa. Sarebbe rischioso lasciare una creatura vivente in balìa di un bambino piccolo senza l’opportuno controllo di un adulto.
Ciò che può accadere è illustrato da una famiglia ai cui bambini fu permesso di tenere dei conigli. Un giorno il nonno passò vicino alle gabbie e vide che i conigli non avevano da mangiare e che le gabbie non erano state pulite da molto tempo. Una coniglia si era consumata i denti nel tentativo di uscire dalla gabbia in cerca di cibo.
Che lezione si può imparare? Che se pensate di dare a vostro figlio la responsabilità di un animale domestico, dovete tener presente che, a prescindere dal fascino che un gattino o un cucciolo possono esercitare e dagli occhi supplichevoli di vostro figlio, il responsabile effettivo dell’animale dovrà comunque essere l’adulto. L’entusiasmo dei bambini fa presto a svanire.
Gatti e cani
Oggi che molti mariti e mogli sono fuori tutto il giorno per motivi di lavoro, quello dei gatti e dei cani che rimangono soli negli appartamenti è un problema sempre più diffuso. Per esempio, una donna andò dal veterinario per far sopprimere il proprio gatto che si comportava in modo strano. Quando il veterinario scoprì che il gatto rimaneva chiuso nell’appartamento da solo per molte ore al giorno, concluse che questa poteva essere la causa del problema. Anche se i gatti fanno in genere vita tranquilla, hanno ugualmente bisogno del contatto con la loro “famiglia” umana. Altri animali soffrono perché vengono lasciati nelle automobili chiuse senza la necessaria ventilazione.
Anche tenere un cane comporta delle responsabilità. I cani hanno bisogno di potersi muovere. Non basta portare un cane a fare una passeggiata una volta al giorno e poi lasciarlo da solo in un’oscura cantina (dove ha già trascorso la notte) o incatenarlo a un corto guinzaglio. Una famiglia in Inghilterra aveva un agile cane da pastore ma nessuna pecora! Il cane divenne nevrotico e dovette essere ceduto a un allevatore.
Perciò chiunque desideri veramente un animale dovrebbe valutare se è disposto a fare i sacrifici quotidiani necessari per mantenerlo in buona salute. Ha il posto adatto per tenerlo e averne cura? Non dimenticate inoltre che gli animali mangiano, e quelli grossi mangiano molto! Questa voce può incidere notevolmente sul vostro bilancio, un ulteriore fattore da soppesare. Gli animali si ammalano, e il costo delle spese mediche può sorprendervi.
Un altro fattore ancora è l’igiene. La lingua di molti animali è anche il mezzo con cui si lavano, e lo usano per tutte le parti del corpo! Mentre gli animali sono in grado di neutralizzare i germi che ingeriscono, i bambini potrebbero non esserlo. Perciò non incoraggiate vostro figlio a baciare un animale. Anche lasciare che l’animale lecchi il viso e le mani di vostro figlio può esporlo a malattie, inclusi i vermi. Quando ciò succede, si può evitare l’infezione lavando subito la parte con acqua e sapone. Gli animali dovrebbero avere il proprio piatto e non si dovrebbe permettere loro di leccare i piatti usati dagli uomini. Gli animali possono portare pulci e altri insetti “indesiderabili” in casa. Alcuni proprietari di cani saggiamente non li lasciano entrare in casa.
Uccelli e pesci
‘Che dire allora di un uccello?’, direte. ‘È molto più semplice: basta tenerlo in gabbia e dargli ogni tanto da mangiare’. I pappagallini ondulati o parrocchetti sono molto popolari e possono imparare a ripetere qualche parola. Anche i canarini, col loro canto melodioso, sono una delizia. Ma pure gli uccelli hanno bisogno di molta cura.
Un esperto scrive: “Il pappagallino ondulato è una creatura vivace e allegra. . . . Nel momento in cui si acquista un uccello ci si assume la responsabilità del suo benessere. Cognizioni insufficienti sull’alimentazione, le esigenze di spazio, ecc., e una scarsa comprensione della natura e delle caratteristiche dell’uccello hanno condannato nel corso degli anni innumerevoli pappagallini a condurre una vita grama, maltrattati e destinati a una morte prematura. Perciò, pensateci bene prima di entrare in un negozio di animali”.
Ciò che si è detto circa l’igiene degli animali più grossi vale anche per gli uccelli, i quali si puliscono col becco. Non sarebbe certo saggio lasciare che un pappagallino vada in giro sulla tavola infilando il becco nello zucchero e in altri cibi; non sarebbe nemmeno prudente lasciare che un uccello prendesse il cibo dalla vostra bocca o dal vostro piatto. E un uccello libero in casa può fare i suoi bisogni nei posti più imbarazzanti.
Che dire dei pesci? A molte famiglie piace tenere nel soggiorno un acquario di pesci tropicali ed esotici. Osservarli è rilassante. Ma danno meno preoccupazioni? Al contrario, un piccolo errore nella regolazione della temperatura dell’acqua o nell’ossigenazione, illuminazione, pulizia o alimentazione può provocare una moria di pesci. Sì, anche i pesci richiedono cure competenti.
Buon senso ed equilibrio
Se state pensando di acquistare un animale o ne avete già uno, è indispensabile che abbiate una conoscenza basilare delle sue esigenze alimentari e di salute. Pochi minuti di istruzioni non bastano. Si trovano facilmente libri su come aver cura degli animali domestici, e di solito i negozi di animali hanno pubblicazioni di carattere pratico sull’argomento.
Se desideriamo tenere degli animali vale certo la pena fare uno sforzo per conoscere ciò di cui hanno bisogno. Allora la vita insieme sarà un piacere, sia per il padrone che per l’animale.



PENSIERO BIBLICO
Nell’antico Israele Dio riteneva i proprietari di animali responsabili del modo in cui ne avevano cura. — Esodo 23:4, 5; Deuteronomio 22:10; 25:4; Proverbi 12:10.


domenica 23 agosto 2009

Grosse risate con gli "Elefanti"

Un giorno nacque un animale con grandi orecchie e un lunghissimo naso.Non sapeva proprio come chiamarsi, allora pensò:
- Andrò per il mondo e la prima parola che dirò, sarà il mio nome.
L'animale partì, attraversò mari e monti, deserti e città; poi all'angolo di una strada vide un frigorifero, lo aprì e dentro vide solo coca-cola.Allora disse:
- E-le-Fante?


Lo sai perchè non si va nella foresta di domenica?
no perché?
ci sono gli elefanti che fanno paracadutismo!!!
lo sai perché gli alligatori sono lunghi e un po' schiacciati?
no non lo so dimmelo tu?
sono andati nella foresta di domenica!!!


Due amici si incontrano e uno comincia a dire tutto sorridente:
- Sai ho comprato una cosa bellissima!
- Cosa?
- Un elefante!
- E cosa c'è di bello in un elefante, a parte di occupare un grande spazio??
- Il mio annaffia il giardino, pulisce il garage, mi ha aiutato ad aggiustare il tetto della casa, gioca con i bimbi, mi lava l'auto, stende i panni, va a prendere i miei figli da scuola, ecc...
-Ooh, me lo vendi?
- Non posso, è diventato un membro della famiglia, gli vogliamo bene, e poi è utilissimo.
- Ti pago tutti i soldi che mi chiederai.
Alla fine il proprietario dell'elefante cede e lo vende all'amico. Dopo qualche tempo, i due amici si incontrano di nuovo, l' amico che ha comprato l'elefante incomincia a sbraitare:
- ma cosa mi hai venduto?!?!? L'elefante mi ha mezzo distrutto la casa, mi ha ammaccato la macchina e calpestato tutto il giardino, fa solo danni e non mi ubbidisce mai, ha fatto male ai miei parenti e tanto altro ancora.
- E caro mio, se tu parli in questa maniera, non riuscirai mai a vendere il tuo elefante.


Perchè gli elefanti non vanno mai in bicicletta?
Perchè non hanno il pollice... per suonare il campanello!


Gli animali della foresta sono annoiati, non succede mai nulla. Allora per passare il tempo decidono di organizzare una gara di barzellette. Per evitare i noiosi principianti, inseriscono una clausola crudele: il giudice unico sarà la tartaruga. Se la tartaruga non riderà il concorrente sarà decapitato. La scimmia è il primo coraggioso concorrente, e racconta una barzelletta sulle monache che fa ridere a crepapelle tutti i convenuti, meno la tartaruga. E la decapitano. Poi è la volta del leone, che racconta una barzelletta sugli ubriachi. Di nuovo, tutti ridono tranne la tartaruga e il leone perde la testa. Poi arriva l'elefante. Quando arriva a metà della barzelletta, si sente la tartaruga che inizia a ridere a crepapelle mentre grida:
- Hahahaha, quella delle monache era bellissima!!!

Il leone incontra l'elefante e gli chiede:

- Perchè ti sei messo una lumaca sull'occhio destro e una tartaruga sul sinistro?

- Ho perso gli occhiali e così mi sono messo sugli occhi due lenti!


Un tipo bizzarro cammina per strada e ogni tanto si ferma, batte forte le mani e riprende a camminare.Un signore incuriosito gli chiede il perchè del suo comportamento. E quello risponde:

- Per spaventare gli elefanti.

- Ma in città non ci sono elefanti!

- Ha visto?! Funziona!

Partita di calcio nella savana tra una squadra di elefanti e una di topolini. Tutto procede per il meglio quando ad un tratto in piena mischia un elefante pesta involontariamente un topolino; quest'ultimo riesce a sopravvivere sebbene molto malconcio e l'elefante dispiaciuto gli si rivolge:

"scusami caro, spero di non averti fatto troppo male"

e il topolino:

" no figurati ,e poi sarebbe potuto capitare anche a te"

Un elefante scappa dallo zoo e si ferma nel giardino di un'anziana signora. La vecchietta guarda dalla finestra e, non avendo mai visto un animale di quel genere, chiama la polizia.

" Aiuto! Un animale enorme è nel mio giardino e raccoglie i cavoli con la coda".

Il poliziotto le chiede:

" Che cosa fa con i cavoli?".

La vecchietta guarda di nuovo alla finestra e dice al poliziotto:

" Se glielo dicessi non ci crederebbe".

Come fa un'elefantessa a mimetizzarsi in un campo di fragole?

Si tinge le unghie di rosso!

Un tizio va in una drogheria e chiede al commesso:

"Vorrei un panino con due fette di elefante".

Allora il commesso non sapendo cosa fare va nel retrobottega a chiedere al padrone che gli risponde:

"Guarda che quello è matto, non dirgli niente e fagli un panino col salame, tanto non se ne accorge".

E così è. Ma dopo 20 minuti il tizio rientra e si lamenta:

"Mi prende in giro? Avevo chiesto due fette di elefante e lei mi da' il salame ?".

Allora il commesso ritorna nel retro e poi gli fa un panino con la mortadella. La storia si ripete; prosciutto, coppa, formaggio ecc. Dopo 20 minuti il tizio rientra per l'ennesima volta lamentandosi ancora. Allora il commesso:

"Senta, ha detto il padrone che per due fette, l'elefante non lo incomincia!!".

"Chiedimi se sono un coniglio."

"Sei un coniglio?"

"Si, sono un coniglio. Ora chiedimi se sono un elefante."

"Sei un elefante?"

"No. Sei uno sciocco. Ti ho appena detto che sono un coniglio!"

Al cinema si presenta un uomo con un elefante. La maschera all'entrata lo ferma:

- Guardi signore che gli elefanti non possono entrare!

E lo manda via.Dopo qualche minuto il tizio si ripresenta con l'elefante con indosso un tutù rosa e delle scarpette bianche. La maschera osserva:

-E questa sarebbe una ballerina? Le ho già detto che gli elefanti non possono entrare!

Dopo altri dieci minuti ritorna il tizio con l'elefante che ha una ruota davanti e una dietro e fa alla maschera:

-Scusi dove posso lasciare la bicicletta?

-Bicicletta un corno! Vada fuori con questo elefante!!!

Dopo un quarto d'ora il tale si ripresenta con l'elefante con una fetta di pane sull'orecchio destro e una sull'orecchio sinistro. Appena la maschera lo vede sta subito per sbottare ma il tale lo blocca:

-Aoh, io DENTRO AL PANINO ci metto quello che voglio!!!






lunedì 17 agosto 2009

"NGORONGORO": Un cratere vulcanico dove abbondano gli animali selvaggi






DAL nostro rifugio sull’orlo del cratere vulcanico dello Ngorongoro in Tanzania, a circa 2.300 metri sopra il livello del mare, guardammo attentamente. Il nostro sguardo fu bruscamente interrotto da una coltre di foschia. La nostra delusione al pensiero d’essere venuti fino a questo straordinario cratere per trovarvi la nebbia fu subito allontanata dalla nostra guida, Giuseppe. Egli ci assicurò che la scena sarebbe stata diversa quando fossimo “scesi giù”.
Dicendo “scendere giù” Giuseppe intendeva descrivere una discesa di 600 metri sino al fondo del cratere vulcanico. Mentre scendevamo in una Land-Rover, la coltre di foschia si dissipò. Il cratere illuminato dal sole somigliava a un’enorme ciotola con un diametro da sedici a diciannove chilometri. Ora eravamo in mezzo a branchi di vivaci zebre e saltellanti gnu. “Un piccolo branco di circa 400 gnu”.
Insieme alle zebre e agli gnu, brucavano le gazzelle di Thomson e di Grant. Le ‘tommies’, come sono affettuosamente chiamate le prime, sono grandi quasi quanto una capra. Hanno strisce laterali nere assai marcate, con la coda che pare non stia mai ferma. Entrambe le specie di gazzelle provvedono la maggior parte della carne per l’alimentazione di animali da preda come leoni, leopardi e ghepardi, oltre che a iene, sciacalli e dingo. Ma osservandoli in così gran numero, non si ha l’idea che vivano con il continuo timore degli animali da preda. Infatti, osservammo subito una leonessa intenta a scegliersi il suo successivo pasto di fra un branco di vicine gazzelle. Le ‘tommies’ erano consapevoli della sua presenza, ci disse Giuseppe, come si poteva vedere dall’insolita vigilanza con cui brucavano. Tuttavia non davano nessun segno di panico.
La nostra visita a questo cratere dove abbondano gli animali selvatici ci diede una nuova idea di quel furtivo animale che è la iena. Mentre scorrazzavamo sul fondo del cratere ci imbattemmo in parecchie famiglie di iene, e avevano piccoli molto graziosi. Non trascinavano in giro ossa e teste di carogne, ma prendevano semplicemente il sole in piccoli gruppi familiari.
Ippopotami, bufali, leoni ed elefanti
Girammo verso il lago Makat, lago adottato come nuova dimora da un branco di quindici ippopotami. Quando si avvicinano estranei, pare che gli ippopotami si sentano più a loro agio nell’acqua. Notammo gli scherzi di un nuovo membro del branco che aveva solo alcuni mesi.
Mi sembra ancora di sentire lo sguardo d’acciaio del bufalo quando penso alla nostra visita a questo cratere. Grandi branchi scorrazzano sul fondo del cratere e il visitatore può avvicinarsi. L’appressarsi della nostra Land-Rover attirò la loro attenzione, e sentimmo il loro gelido sguardo mentre rimanevano apparentemente immobili finché noi passammo oltre. Con un peso di circa 700 chilogrammi, ciascuno con corna massicce, hanno davvero un aspetto formidabile, e pare non abbiano nulla da temere. Quando i leoni sono abbastanza coraggiosi da avvicinarsi a un branco, i maschi formano un cerchio con le femmine e i piccoli al centro e cacciano via il re degli animali.
La nostra visita al cratere non sarebbe stata completa se non avessimo visto il re degli animali nel suo ambiente naturale. Non fummo delusi. Vedemmo parecchi leoni, ma sembravano la pigrizia personificata. Di rado se non mai si rotolano all’avvicinarsi di un veicolo. I leoni del cratere sono della varietà con la criniera nera. Sono lustri e in ottime condizioni. Poiché cacciano essenzialmente di notte e uccidono la preda solo una volta ogni tre giorni circa, di rado il visitatore casuale del cratere vede i leoni in azione.
Arrivammo presto vicino alla foresta Lerai, dove vivono oltre duecento elefanti. Il maschio dell’elefante africano pare meriti in molti modi il titolo di re degli animali più del leone, da cui il robusto elefante ha poco da temere. Comunque mentre guardavamo i piccoli dell’elefante avanzare sotto il pesante corpo della femmina, si poteva capire che i piccoli non sopravvivrebbero a lungo se non fosse per la protezione dell’aggressiva femmina adulta.
Uccelli e persone
Gli uccelli che vivono in questo cratere non sono meno spettacolari dei mammiferi. Infatti, pochi luoghi dell’Africa Orientale hanno uccelli in tale varietà e abbondanza. Attorno al lago e nelle paludi il visitatore è deliziato dalla vista di pellicani, ibis, aironi bianchi, aironi, cicogne, spatole, ottarde, serpentari, gru crestate e fenicotteri. Fu molto interessante osservare i fenicotteri, che cortesemente prendono il volo con una fiammeggiante mostra di piume di color rosa intenso e bianco in risposta al battito delle mani.
Le creature selvatiche non hanno il luogo tutto per sé, poiché nel cratere e intorno a esso vivono molte famiglie della tribù dei Masai. I Masai sono allevatori, e tutta la loro vita è accentrata nell’allevamento e nella cura del bestiame. Di rado, se non mai, danno la caccia agli animali selvaggi del cratere, tranne forse che per proteggere i loro branchi dagli animali da preda.

Ma è noto che i giovani guerrieri Masai che vogliono sposarsi cercano di far impressione alle loro ragazze andando a caccia di leoni con la sola lancia. In risposta al commento di mia moglie circa i pericoli di vivere e allevare bestiame in una zona così densamente popolata di leoni, Giuseppe disse: “I Masai non temono i leoni; i leoni temono i Masai e corrono via alla vista dei guerrieri Masai armati di sole lance”.
Un giorno trascorso nel cratere di Ngorongoro è davvero una soddisfacente esperienza, anche solo godere il fuggevole piacere di stare vicini a questi magnifici esemplari della creazione di Dio in un ambiente pacifico.

Dal corrispondente di "Svegliatevi" in Zambia

mercoledì 12 agosto 2009

Il gigante della foresta: L'Elefante



COME un bambino cattivo, il piccolo elefante si allontanò dal branco e si mise a vagabondare sull’orlo di un canale africano. Ignorando il barrito di avvertimento di un elefante adulto che stava lì vicino, all’improvviso l’elefantino ribelle scivolò nell’acqua profonda! Ma quattro femmine preoccupate corsero in suo aiuto. Due scesero in acqua e sollevarono con le zanne il piccolo impaurito e le altre due, ferme sulla riva, riuscirono a trarlo in salvo.
Quindi la madre esaminò accuratamente con la proboscide il piccolo furfantello piagnucolante che sputava acqua e, visto che non si era fatto alcun male, lo disciplinò infliggendogli una bella botta con la proboscide. Se una madre umana avesse assistito all’episodio, si sarebbe senz’altro sentita vicina a quell’adirato pachiderma, che quindi spinse il bricconcello lontano dall’acqua, sfogando con forti barriti la sua materna preoccupazione.


Come un bambino, il piccolo dell’elefante impara da tali esperienze e dall’insegnamento dei genitori. Infatti, l’elefante giovane ha bisogno della guida degli adulti per almeno dieci anni, periodo di tempo molto insolito nel mondo animale. Questo si può spiegare se si considera che, come i bambini, l’elefante nasce con un cervello che è solo un terzo circa di quello che sarà da adulto. Quindi, esso impara come comportarsi man mano che cresce, anziché saperlo principalmente per istinto, come avviene per la maggioranza degli animali.
I genitori di un elefantino possono aver avuto un periodo di “corteggiamento” e di “luna di miele” durato parecchi mesi. Quando la femmina infine resta incinta, perde ogni interesse per il suo compagno. Successivamente, cerca la compagnia di un’altra femmina, che l’accompagna in un luogo isolato e le resta protettivamente accanto finché nasce il piccolo. La gravidanza è durata ventidue mesi. E non è strano! Il piccolo che viene al mondo è alto un metro e pesa una novantina di chili!
La sorprendente proboscide
Il piccolo impiega buona parte del primo anno di vita per imparare a usare il suo organo più prezioso, la proboscide. La vista di un goffo elefantino che inciampa nel suo sgraziato e lungo naso, lo calpesta o lo gira e rigira in altri modi impacciati può procurarvi alcuni momenti di ilarità.
Il piccolo non succhia il petto della madre con la proboscide, ma attorcigliata la proboscide attorno alla testa, prende il latte con la bocca. Nel giro di tre o quattro anni, quando la madre non può più sopportare i colpi inflitti dal piccolo con le zanne che gli stanno crescendo, lo svezza con la forza. E c’è di nuovo da ridere quando il piccolo elefante, apparentemente disperato, si ficca la proboscide in bocca, come un bambino che si succhia il pollice. Man mano che il piccolo cresce, infilerà anche la proboscide in bocca a un adulto per vedere che cosa sta masticando.
Sebbene la proboscide di un adulto arrivi a pesare 135 chili, le migliaia di muscoli che corrono per tutta la sua lunghezza e le flessibili appendici che ha in fondo ne fanno un organo veramente versatile. In essa è situato il naso sensibilissimo, e, avendo l’animale l’udito e la vista molto limitati, la proboscide è sempre in movimento, annusando l’ambiente come una sensibile antenna, e tastando per scoprire forma, struttura e temperatura delle cose circostanti. La proboscide tesa è anche un saluto tipico degli elefanti e appare come un misurato gesto di affetto. Quando gli uomini si conquistano la loro fiducia, la proboscide tesa è presa come un segno di reciproca fiducia.
Ma questa combinazione di naso e labbro superiore non serve solo per i compiti delicati. È anche un utensile poderoso; con essa l’animale tira su la sabbia che ha scavata con le zanne e i piedi in cerca d’acqua; con essa bruca l’erba e scuote la terra dalle radici, prende la frutta dagli alberi o strappa la corteccia, si bagna il corpo con acqua o se lo copre di terra per rinfrescarsi, e, aiutandosi con le zanne, solleva oggetti che pesano più di una tonnellata. Se ne serve pure come di un respiratore quando s’immerge in acque profonde.
Con la proboscide, simile a un tubo di gomma, l’elefante può aspirare fino a sei litri d’acqua per spruzzarsela addosso o berla. Per bere deve soltanto schizzarsi l’acqua in bocca, e si può udire il gorgoglio che essa fa scendendo nello stomaco. In questo modo può consumare fino a 200 litri d’acqua al giorno, insieme a 200-300 chili di cibo che la versatile proboscide ficca pure nella bocca del suo proprietario. Quindi, se la proboscide è danneggiata, come quando resta impigliata nel laccio di un bracconiere, l’animale ha un vero problema per sopravvivere. Si sono visti elefanti, così impediti, mangiare l’erba in ginocchio.
Denti e zanne enormi
Per masticare queste enormi quantità di cibo ci vogliono denti eccezionali. Cosa strana, solo un dente per parte in ciascuna mascella — quattro in tutto — viene usato ogni volta. Ma che denti! Peseranno circa quattro chili l’uno e sono lunghi almeno trenta centimetri. Durante la sua vita, l’elefante consuma sei serie di questi grossissimi molari, oltre ai primi denti da latte.
Come su un nastro trasportatore, spuntano gli enormi molari, e il dente nuovo spinge fuori la radice consumata. L’ultima serie spunta quando l’elefante ha una quarantina d’anni. Quando infine questi si sono consumati, il pachiderma non può più masticare e alla fine muore, sembra per una forma di denutrizione, a sessanta o settant’anni.
Tuttavia, gli elefanti sono noti soprattutto per gli altri “denti”, molto più visibili. Potreste dire che questi siano i denti più sporgenti che esistano, perché in effetti le grandi zanne sono gli incisivi superiori. Tra gli animali viventi, l’elefante è quello che ha i denti più lunghi e più pesanti. Poiché continuano a crescere per tutta la vita dell’elefante, si è calcolato che potrebbero arrivare a cinque metri di lunghezza nella femmina e a sei metri nel maschio.
Ma questi “denti” sporgenti sono soggetti a continuo logorio essendo impiegati per scavare buche nel terreno in cerca di sale, cibo e acqua, per sollevare grandi pesi o combattere per conquistare i favori di un’attraente femmina. Invariabilmente, una zanna è più consumata e forse anche più corta dell’altra, essendo scheggiata e spezzata. Perciò, possiamo parlare di elefanti “mancini” o “destri”.
Sviluppo
Man mano che crescono, i giovani elefanti maschi non diventano i protettori del branco, come forse potreste pensare. Invece, i giovani maschi di solito ci rimangono solo finché cominciano a dar segno di volere far valere in modo turbolento la loro “mascolinità”. Quando ciò accade, in genere verso i dieci-tredici anni, le femmine del branco reagiscono cacciandoli con la forza. I giovani maschi conducono allora vita da scapoli, anche se si riuniscono in branchi più piccoli. Si mescolano alle femmine solo quando hanno intenzioni “amorose” verso quelle pronte per accoppiarsi.
Come forse avete indovinato, i branchi più grossi sono essenzialmente società matriarcali, capeggiate di solito da una femmina che ha rapporti di parentela con ogni altro componente del branco, essendone madre, sorella o zia. Lo stretto vincolo che esiste fra le femmine unisce intimamente il branco e favorisce la sopravvivenza dei piccoli.
Quando un elefante africano raggiunge la piena maturità, è davvero imponente, il più grande animale terrestre vivente del mondo. I maschi africani sono alti in media tre metri e mezzo alla spalla e pesano circa sette tonnellate.
Dal corrispondente di “Svegliatevi!” nel Kenya










Pensiero Biblico


È un peccato che l’esistenza di simili creature che testimoniano in modo magnifico la sapienza e l’abilità del Creatore sia ora minacciata. Le loro affascinanti caratteristiche sono soltanto un’altra prova del modo generoso in cui Egli ha provveduto per gli uomini, che si dilettano a osservare queste creature e le loro abitudini. Possiamo essere grati che il Creatore, il Padrone di “ogni animale selvaggio della foresta” e delle “bestie su mille monti”, abbia provveduto tali creature per l’eterno piacere e beneficio dell’umanità. — Sal. 50:10.








lunedì 10 agosto 2009

Ridiamo con le "Formiche"

C'era il campionato di calcio formiche contro mosche.
finisce il primo tempo: mosche 2 formiche 0
secondo tempo e le formiche rientrano in campo con uno straniero, un millepiedi.
Fine della partita: mosche 2 formiche 48.
All'ora dell'intervista il giornalista chiede: - capitano il primo tempo 2-0 x le mosche poi avete fatto entrare il millepiedi e addirittura avete vinto 48-2. Ma come mai l'avete fatto entrare solo nel secondo tempo?
- Beh parlando con lei tutto il primo tempo se n'è andato x legargli le scarpe!


Che cosa ci fanno le formiche nello zucchero?
La settimana bianca !!


Alcune formiche stanno giocando a calcio sul fondo di un bicchiere.
Una di esse le incita: "Forza! Se vinciamo, l'anno prossimo giochiamo in coppa".



Due formiche si sfidano ad una corsa in moto.
Partono in sgommata e sfrecciano fra pomodori, lattughe e altre verdure dell'orto.
Ad un certo punto BUMMMMMM!
La seconda formica torna sui suoi passi e trova la prima sotto la moto messa alquanto male:
- Ma cosa ti è successo?
- Oh, niente... mi è andato un moscerino in un occhio!


Nella foresta tutti i giorni alle 16.00 un elefante passa per andare ad abbeverarsi, e tutti i giorni calpesta un nido di formiche, le quali non sono molto d'accordo di dover ricostruire tutti i giorni quello che l'elefante il giorno prima ha distrutto.
Quindi la formica Regina indice una riunione e spiega che anche se l'elefante è grande, loro sono milioni e milioni: se gli si lanciano addosso tutte insieme, dovrebbero spaventarlo in modo che non passi più di lì.
Detto fatto, il giorno stabilito si appostano tutte, chi su rami d'albero, chi dietro le foglie e così via.
Quando l'elefante passa, tutte gli si lanciano addosso, ma lui con una semplice scrollata delle zampe le fa cadere tutte, meno una, che miracolosamente rimane appesa al suo collo.
Vedendo la scena, tutte le altre le urlano in coro: "Strozzalo, dai, strozzalo!"


Cosa fanno due formiche nel miele?
La luna di miele

Un inglese, un francese ed un italiano vanno in un albergo.
arriva l'inglese: -salve, vorrei una stanza molto bella, ma a basso costo...-
-veramente una ci sarebbe, ma è infestata dalle formiche...- risponde l'albergatore.
L'inglese accetta ed entra in camera.
Alla sera tardi arrivano le formiche. come l'inglese le vede, scappa spaventato.
Il giorno dopo arriva il francese all'albergo. Chiede la stessa cosa dell'inglese e accetta.Va in camera, e, alla sera tardi, arrivano le formiche, e lui fugge sopaventato.
Il giorno dopo arriva l'italiano. Stessa cosa degli altri 2. Ma stavolta l'uomo dorme beato.
Il giorno dopo, l'albergatore, l'inglese e il francese, stupiti, chiedono:
- ma... come hai fatto???
L'italiano risponde: -bhè... ne ho schiacciata una e... sono andate tutte al funerale!



Una formica e un millepiedi vengono invitati da uno scarabeo a casa per il tè.
La formica giunge puntuale mentre il millepiedi arriva con un'ora di ritardo.
- Cosa ti è successo?
- Fuori alla porta c’è un cartello con su scritto “per favore pulirsi i piedi”.


Che differenza c'è tra un elefante e una formica?
-Non lo so.............
-Allora mettiti gli occhiali!


Sapete perché non si possono mungere le formiche?
Perché non ci sta sotto il secchio!




Cosa ci fa una formica in un bicchiere di acqua gassata???
L'idromassaggio!!


Una formica ad un elefante che sta facendo il bagno:
"hei tu, esci subito, devo vedere una cosa!!"
L'elefante incerto esce.
Allora la formica:"ok, niente, scusa...credevo che mi avessi preso il costume!!"


Una formica nella foresta se ne stava beatamente a prendere il sole.
Passa di lì un coniglietto, la vede e le chiede: -che fai lì, formichina?
La formica risponde:- ah io sto qui..prendo il sole..mi bevo un aranciata..mi riposo e se passa la tigre..le rompo il muso!!
Il coniglietto stupito la guarda un pò e se ne va.
Dopo poco passa di lì un elefante, stessa scena.
Le chiede:che fai li di bello, formichina?
La formica risponde allo stesso modo:io sto qui..prendo il sole..bevo l'aranciata e se passa la tigre..le rompo il muso!!-
dopo un po' passa il leone, stessa scena..-che fai di bello, formichina?la formica risponde con la stessa frase.
Dopo un po'nella foresta si diffonde la voce, che c'è una formica che vuole rompere il muso alla tigre . La voce arriva alle orecchie della tigre, che inviperita va dalla formica e le chiede:
- Dì un po', tu cosa vai dicendo in giro di me?
La formica: - io sto qui..prendo il sole..mi bevo un aranciata..e ogni tanto..dico qualche fesseria!!!-


Il Colmo per una formichina?
Essere schiacciata da un tacco a spillo


Aggiungine altre con i commenti. (ma sempre pulite)

mercoledì 5 agosto 2009

La formica "Istintivamente saggia"



NESSUNO si aspetta che siate molto felici se una schiera di formiche si presenta al vostro picnic sotto gli alberi. Sanno come rendersi moleste. Con tutta probabilità questi piccoli insetti ostinati faranno spostare voi e la vostra comitiva piuttosto in fretta.
Tuttavia, dalle formiche possiamo imparare molto. Conosciamole dunque meglio.
Cominciamo ad osservarle e visitarne la dimora.
Una “superfamiglia”
Le formiche sono insetti dell’“ordine” degli Imenotteri, che comprende anche vespe e api. Ma le formiche stesse formano quella che si chiama la “superfamiglia” dei Formicidi. Molto scientifico, non è vero? Ebbene, in qualunque modo le chiamiate, vi sono circa 15.000 specie di formiche sulla terra, e abitano in qualsiasi luogo tranne che nelle regioni polari.
Una cosa è certa, le formiche sono più che numerose. In un appezzamento di terreno boscoso di soli 4 ettari preso in esame, si calcola vi fossero da undici a tredici milioni di formiche di una sola specie, per non parlare di tutte le altre formiche della stessa zona!
Un primo piano
Sebbene ci siano milioni di formiche, supponiamo di guardarle da vicino singolarmente. Cominciamo dal colore. Alcune formiche sono giallastre, ma la maggioranza sono nere, brune o rosse. “Ma ho sentito parlare anche di formiche bianche”, osserverete. “Che dire di esse?” In effetti, le “formiche bianche” non sono formiche. Sono termiti e appartengono a un’altra famiglia di insetti.
Ora qualche parola sull’anatomia delle formiche. Il corpo è formato di tre parti: (1) la testa, (2) il torace, e (3) l’addome. Le formiche hanno vari centri nervosi, il più grosso dei quali è il cervello, situato nella testa dell’insetto. La maggioranza di queste creature ha un occhio composto da ciascun lato della testa. Questi occhi possono essere formati di un numero di cristallini variabile da sei a oltre mille, ciascuno simile a un minuscolo occhio. Inoltre, certe formiche alate possiedono tre occhi semplici dietro la testa. Sebbene la vista delle formiche sia spesso molto offuscata, e certune non abbiano occhi, almeno alcune formiche possono vedere i sassi e altre cose e si servono di queste “pietre miliari” come indicazioni nei loro viaggi.
Mentre osserviamo la testa della formica, notate le due antenne protese in avanti. Tatto, gusto e odorato dipendono tutti da queste “antenne”. E non trascurate le mandibole. Si aprono e si chiudono orizzontalmente, non su e giù.
Le tre paia di zampe della formica sono attaccate al torace. Anche le ali, se l’insetto le ha. Poi viene l’addome, che contiene l’ingluvie, in cui il cibo è conservato e trasportato ad altre formiche della colonia. Lo stomaco e l’intestino della formica sono situati dietro l’ingluvie nell’addome. Inoltre, alcune formiche hanno un aculeo che può pungere dolorosamente. Infatti, è noto che formiche del genere Solenopsis, pungendo, hanno ucciso uccellini che non avevano ancora lasciato il nido.
La “casa”
Il nido delle formiche agli inizi è piccolo. Può trattarsi di un semplice buco nel suolo o sotto alcuni sassi. Certe formiche costruiscono un monticello o formicaio, ammucchiando terra e steli attorno al loro nido. All’interno vi sono corridoi che collegano le varie stanze. Altre formiche scavano nel suolo fino alla profondità di forse cinque metri, e il loro labirinto sotterraneo di stanze e corridoi può diventare molto esteso. Alcuni nidi, infatti, coprono un’estensione di 4.000 metri quadrati!
Alcuni tipi di formiche mettono su casa nel legno. Pur non consumando il legno, vi scavano cavità masticandolo. La cosa non è così grave se eleggono a loro dimora un vecchio ceppo nella foresta. Ma la faccenda cambia se si costruiscono il nido nelle travi di casa vostra. Gli edifici possono anche crollare perché queste formiche mettono su casa nel legname di cui sono fatti!
Alcune formiche intrecciano foglie per fare le pareti esterne della loro abitazione. Nel far ciò, impiegano il materiale serico prodotto dalle formiche in via di sviluppo, le larve. Mentre alcune formiche adulte tengono ferme le foglie, altre muovono la larva avanti e indietro, cucendo insieme le estremità. Altre formiche ancora fanno il “cartone”, impiegando particelle di legno, e forse un po’ di sabbia, e cementando tutto insieme con la saliva. Ma gli insetti detti formiche scacciatrici non sono ingegneri edili. Si limitano a raggrupparsi attorno alla regina e alle piccole formiche, sospese forse a un ceppo con le zampe agganciate insieme per formare un riparo temporaneo.
Un sistema di caste tutto particolare
Le formiche conducono vita sociale in gruppi o colonie ben organizzate- Fra loro vi sono tre caste fondamentali: (1) la “regina” o “regine”, (2) i maschi, e (3) le operaie. Si può pensare che la “regina” sia quella che comanda in una colonia di formiche, ma non è così. È interessante che è stato detto: “In qualsiasi colonia tipica la regina occupa un posto eccezionale; non governa in alcun senso della parola, ma è la madre, e spesso la fondatrice della colonia. Depone le uova da cui si sviluppano tutte le altre formiche”. — The Animal Kingdom.
Mentre la “regina” può vivere fino a quindici anni, i maschi, che di solito sono alati, vivono in genere solo poche settimane. Qual è il loro compito? Quello di accoppiarsi con la “regina”. Per qualche ragione sconosciuta all’uomo, di solito verso la sera di un giorno particolare tutte le colonie di formiche di una certa specie nel raggio di qualche chilometro spingeranno fuori i maschi e le femmine alati. Allora le formiche sfrattate provano le ali in quello che è definito volo nuziale. Maschi e femmine si accoppiano di solito in aria. È in questo tempo, e forse da più di un maschio, che la femmina riceve un numero di cellule spermatiche bastante per tutta la vita, durante la quale deporrà una prodigiosa quantità di uova.
Dopo il volo nuziale, le formiche cadono a terra e i maschi muoiono subito o sono divorati da vari mammiferi o uccelli. La femmina si mastica o si strappa le ali, si trascina in un luogo sicuro e riparato, depone alcune uova e ne ha cura finché non crescono le operaie. Queste si assumono quindi i compiti più faticosi ed essa diventa solo la “regina” che depone le uova e che viene servita. È l’inizio di una nuova colonia. Quanto diventano grandi le colonie? Esse variano considerevolmente, ma si calcola che una colonia molto numerosa fosse formata di 238.000 formiche.
La vita nelle colonie è molto faticosa per le operaie, femmine sessualmente sottosviluppate. Esse hanno il compito di trovare e trasportare cibo, aver cura delle uova e delle formiche giovani, pulire e ingrandire il nido, oltre a difendere la colonia. Fra parentesi, sotto la sorveglianza delle operaie, le uova si schiudono facendo uscire minuscole larve bianche che mutano o cambiano la pelle parecchie volte, fino a divenire larve completamente sviluppate. Alcune larve tessono bozzoli con la saliva. Col tempo, la larva cambia pelle e diventa una pupa. In questo stadio, avvengono cambiamenti e ne esce la formica adulta. Le formiche non hanno ossa, ma da adulte il loro corpo si indurisce.
Il compito di difendere la colonia è affidato ai “soldati”, formiche operaie munite di mandibole formidabili e con la testa più grossa. Parlando di teste, una formica custode vieterà l’accesso al nido in un tronco d’albero ostruendo l’ingresso dall’interno con la testa molto più grossa e mimetizzata. Questo sì che vuol dire usare la testa! Per difendersi, alcune formiche fanno buon uso del loro aculeo. Altre spruzzano sugli intrusi una sostanza caustica o maleodorante di loro produzione. Se questa sostanza viene a contatto con la pelle di una persona, la pelle può seccarsi e squamarsi. Se la vittima è un insetto, può anche restare mutilato o ucciso.
Una famiglia con molte specie
Nella superfamiglia dei Formicidi vi sono formiche di numerosi tipi. Senza usare termini tecnici, esaminiamole in base al loro “stile di vita”. Un tempo si diceva che tutte le formiche erano essenzialmente carnivore e che non conservavano cibo per i mesi invernali perché in quella stagione rimanevano in uno stato di torpore. Ma nel 1871 un naturalista scoprì certe formiche nell’Europa meridionale che ‘mietevano’ cereali. Oggi è noto che alcune formiche si nutrono di semi. Due comunissime varietà di formiche del Medio Oriente — l’Atta barbara nera e l’Atta structor bruna — si nutrono di semi e li mettono da parte per l’inverno, quando è difficile procurarsi da mangiare. A questo proposito non è raro trovare nidi della formica detta Messor semirufus vicino alle aie, ai granai e ai campi di grano, dove il cibo abbonda. Volgarmente chiamate formiche mietitrici, certe specie raccolgono provviste di cibo alla mietitura.
Alcune formiche si potrebbero considerare “coltivatrici”. Le formiche tagliafoglie si servono delle mandibole per tagliuzzare pezzi di foglie e fiori. È noto che in una sola notte hanno spogliato un intero albero del suo fogliame. Mentre portano questi pezzetti nel loro nido, si ha l’impressione che portino un parasole; quindi sono chiamate formiche parasole. Le foglie, però, non vengono consumate. Sono invece masticate e ridotte a una poltiglia su cui cresce un fungo. Poi gli insetti si nutrono di questi bocconcini cresciuti nelle ‘coltivazioni di funghi’ sotterranee delle formiche stesse.
Alcune formiche allevano “vacche” di un certo tipo. Queste formiche vanno in cerca di afidi (pidocchi delle piante), insetti dei Cicadellidi e tipi di cocciniglie che vivono sulle piante vicino al nido della colonia. Anzi, la formica bruna del granturco tiene gli afidi nel suo stesso nido per la maggior parte del tempo. Con le antenne, le formiche colpiscono le “vacche” sul dorso, in tal modo ‘mungendole’ e facendo uscire dal loro addome una sostanza dolce detta melata. Queste formiche ne mangiano a sazietà.
La conservazione del cibo non presenta nessun problema per le formiche del genere Mirmecocisto. Sia che raccolgano i dolci succhi dai fiori o prendano la melata da altri insetti, queste formiche conservano il delizioso liquido. Alcune formiche giovani continuano a ingoiarne finché sono grosse come un pisello. Questi “vasi di miele” viventi si attaccano con le zampe al soffitto del nido ed emettono miele dalla bocca quando passano formiche affamate.
Intenzionalmente o per caso, alcune formiche si rivelano schiaviste. Fanno incursioni nei nidi di un’altra specie e portano nel proprio nido le pupe o i bozzoli delle altre formiche. Prima che vengano mangiati, però, ne escono alcune formiche che si mettono immediatamente al lavoro come se in origine fossero appartenute alla colonia delle catturatrici. Sembra che la formica amazzone catturi deliberatamente altre formiche rendendole schiave.
In marcia!
Alcuni insetti, detti formiche scacciatrici in Africa e formiche legionarie nelle Americhe, bruni o neri e con le zampe lunghe, possono presentare una seria minaccia. Queste formiche fanno battute di caccia, marciando in larghe colonne e divorando quasi tutti gli altri insetti che trovano lungo il percorso. Hanno assalito uccelli e perfino uomini, ed è noto che in poche ore hanno ridotto un cavallo impastoiato o legato a un semplice scheletro!
Ma questo insetto ha i suoi lati positivi. The Animal Kingdom dice: “Gli Indiani e altri nativi che abitano nelle capanne col tetto di paglia attendono con ansia la comparsa delle formiche legionarie. Essi non fanno che uscire lasciando invadere le loro case da questi insetti, sapendo che, passate le formiche, sarà sparito anche ogni altro insetto, scarafaggio, mosca e ragno. L’unica loro preoccupazione è che la colonia potrebbe all’improvviso decidere di bivaccare la notte o anche più a lungo in una casa, situazione non molto piacevole per gli occupanti”.
Le formiche sono “istintivamente sagge”?
Gli scienziati che hanno studiato le formiche in labirinti sono giunti alla conclusione che questi insetti possono servirsi della vista per riconoscere le “pietre miliari”. Valendosi del senso dell’odorato, possono anche farsi guidare dagli odori. Sembra che imparino anche per esperienza. Questo non significa naturalmente che le formiche ragionino e prendano decisioni intelligenti. In un caso in cui la pioggia aveva spazzato via la normale scia del loro odore, una colonna di formiche scacciatrici diede inizio accidentalmente a un percorso circolare su un marciapiedi e continuarono a girare in tondo finché caddero tutte morte! Ma riguardo alle formiche è stata fatta questa ammissione: “Benché piccole in paragone all’uomo, mostrano di avere memoria, di imparare e d’avere la capacità di correggere gli errori”.
Questa è ‘saggezza istintiva’ in atto. Essa dipende non dall’esercizio della facoltà di ragionare, ma dagli istinti di cui il Creatore ha dotato queste affascinanti creature.
Ora comprendete perché è detto al “pigro”: “Va alla formica”. (Prov. 6:6) Il pigro può imparare qualcosa dall’industriosità e dalla previdenza di questo umile insetto. Invece di dormire in un periodo propizio per il lavoro, dovrebbe essere come la formica che ‘l’estate prepara il suo cibo’. (Prov. 6:8; 30:25) Infatti, se il “pigro” indugia all’ombra di un albero, forse una colonna di formiche indaffarate lo indurrà ad agire senza troppo indugio.


La "Formica nella letteratura"


Esopo


La formica e la cicala


Durante la stagione invernale, le formiche facevano asciugare il grano inumidito. Ma la cicala, avendo fame, chiedeva loro nutrimento. Le formiche però dissero: “ per quale motivo durante l’estate non raccoglievi anche tu il cibo?”. Ed ella rispose: “non avevo tempo, ma cantavo soavemente”. Esse allora scoppiando a ridere dissero: “ma se cantavi durante le stagioni estive, ora danza d’inverno!”.

La favola mostra che non bisogna trascurare certe cose in ogni circostanza, per non dolersene, né essere in pericolo.



La formica e la colomba


Una formica assetata, essendo giunta ad una fonte e desiderando bere, stava affogando. Ma una colomba, appollaiata su un albero che si trovava vicino, scorse la formica e, avendo staccato una foglia dall’albero, la gettò nella fontana e la formica, salitavi sopra, si mise in salvo. Ma un cacciatore di uccelli, essendosi avvicinato ed avendo legato le canne, volle catturare la colomba. Ma la formica, quando vide la scena, morse il piede del cacciatore. E quello, gettate le canne per il dolore, fece fuggire la colomba.

La favola insegna che, se perfino gli animali senza ragione hanno la percezione del bene, perché mai noi non dovremmo ricambiare i benefattori?


E adesso vediamo cosa dice a proposito delle formiche il Creatore, nella sua Parola scritta "La Bibbia"


In Proverbi Capitolo 6 versetti da 6 a 8 si legge:
Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura.


Evidentemente questo significa che il pigro può imparare qualcosa dall’umile formica.

lunedì 3 agosto 2009

Il"Gran Paradiso": un parco d'alta montagna






“MI sembra che Dio abbia fatto questa regione perché tutto il popolo e tutto il mondo la vedano e la godano per sempre. È impossibile che qualunque privato pensi di poterne possedere una parte per conto suo. Questo magnifico territorio naturale non appartiene a noi. Appartiene alla nazione. Facciamone un parco pubblico e teniamolo protetto . . . perché non sia alterato e sia sempre considerato come sacro”.
Con queste parole un giudice americano nel 1872 perorava presso il Congresso degli Stati Uniti l’approvazione di un disegno di legge per l’istituzione del Parco Nazionale di Yellowstone, il primo del mondo.
Da allora altri parchi nazionali sono sorti in varie zone della terra. Fra questi vi è quello del Gran Paradiso, il primo istituito in Italia, che è un magnifico parco d’alta montagna.

Giosuè Carducci descrisse quella zona alpina del Piemonte con questi bei versi poetici:
“Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da’ ghiacci immani rotolando per le selve croscianti:
ma da i silenzi de l’effuso azzurro
esce nel sole l’aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero volo solenne”.
Il Parco comprende il massiccio del Gran Paradiso, dal quale prende il nome, e la cui più alta vetta raggiunge i 4.061 metri di altitudine. Include inoltre cinque valli principali nettamente distinte: a tre si accede dalla valle di Aosta (sono la val di Cogne, la Valsavaranche e la val di Rhèmes), le altre due scendono nel Canavese fino a Pont Canavese. Ha un’estensione di circa 60.000 ettari (600 chilometri quadrati).
In origine era una riserva di caccia del re Vittorio Emanuele II. Con decreto del 1922, convertito in legge nel 1925, nasceva ufficialmente il Parco Nazionale del Gran Paradiso che aveva lo scopo di proteggere “un patrimonio di bellezze ancora più grande di quello che ha saputo creare nel campo dell’arte il nostro genio”. È un luogo dove ancora si può essere attratti dalla bellezza di un fiore che nasce spontaneamente, dove si possono ammirare un ghiacciaio scintillante, e anche toccarlo, o gli uccelli che svettano e dove le poche aquile dividono con gli stambecchi la sovranità dei monti.
La flora del Gran Paradiso
La flora del Parco è quella caratteristica dell’ambiente alpino. Dalla vegetazione del fondovalle coi suoi campi e prati, si passa ai boschi dove prevalgono querce, castagni e ontani, mentre più in alto vi sono gli abeti rossi, i pini cembri e i larici. Salendo ancora troviamo salici nani, rododendri e betulle nane, e ovunque vi sia una radura di terreno sgombro possiamo ammirare i meravigliosi fiori propri di questo ambiente: genziane, campanule e anemoni alpini che annunciano la primavera quando ancora la neve copre i pascoli. Ma la vita vegetale non si arresta finché c’è suolo, seppur roccioso, nel qual caso è rappresentata da muschi e licheni.
Poiché non tutti possono arrivare nei luoghi, anche molto impervi, dove le piante alpine crescono spontanee, è stato istituito, precisamente a Valnontey, 3 chilometri da Cogne, il giardino alpino “Paradisia”. In esso sono raccolte oltre duemila specie vegetali e vi potrete ammirare alcune piante che il Parco protegge gelosamente, come l’Artemisia glacialis e il genepy (entrambe note poiché usate nella preparazione degli omonimi liquori), la Paradisia liliastrum, le genziane, le Ranunculacee, gli anemoni, ecc.
La notevole varietà della flora del Parco è dovuta anche alla formazione geologica del Gran Paradiso, essenzialmente costituita da un complesso di gneiss stratificati (rocce metamorfiche). Gli appassionati di mineralogia potranno ammirare nel Parco (ma non portare via con sé) molti tipi di rocce e di minerali: oltre allo gneiss in varie composizioni, vi sono il granito e il calcare. Molto belli sono il “serpentino verde”, che è possibile lavorare e lucidare come un marmo, e i cristalli di quarzo molto frequenti nel Parco.
La fauna
Una grande ricchezza del Parco Nazionale è la fauna selvatica. Fra tutti i mammiferi che popolano il Parco, lo stambecco è il vero “monarca della montagna” . Quando visiterete il Parco non ripartite senza averlo visto!
Vi chiederete se sia facile trovarlo. Ebbene, con un buon binocolo lo si può osservare quasi sempre, in particolare in primavera, esplorando le pareti rocciose tagliate da strisce d’erba, i pendii erbosi, soprattutto al mattino o verso sera.
Non dimentichiamo comunque la fauna minore che popola il Parco! Fra le specie che la compongono, la marmotta è forse l’animale più in vista durante la bella stagione e il più diffuso nel Parco
Malgrado la persecuzione da parte dell’uomo, nel Parco del Gran Paradiso anche l’aquila reale, seppure in un numero limitato di esemplari, ha potuto sopravvivere. Un altro abitatore del Parco è l’ermellino dalla pelliccia pregiatissima. La sua mobilità è straordinaria. Arriva anche a quote molto alte, fino a 3500-4000 metri, sempre che riesca a trovare di che nutrirsi (topolini o altri animaletti).
Nel Parco vi sono poi martore e faine. Questi due animali sono parenti stretti, ma la martora vive prevalentemente sugli alberi, mentre la faina vive a terra. Le loro tane sono fatte spesso tra il groviglio delle radici di un albero o al riparo di qualche roccia.
Non basterebbe un volume per descrivere completamente tutte le meraviglie della creazione che questo Parco ospita. La visita a questo magnifico luogo suscita ammirazione per tante bellezze naturali e apprezzamento per l’istituzione dei Parchi nazionali che ne ha permesso la conservazione.


domenica 2 agosto 2009

Caratteristiche dell'Aquila

Il nido dell’Aquila
La maggioranza pensa che i nidi degli uccelli siano larghi parecchi centimetri e profondi pochi centimetri. In realtà, molti sono di questa grandezza. Comunque, l’aquila reale, con un’apertura d’ali di oltre due metri, costruisce nidi di enormi dimensioni. Nelle solitarie regioni montuose dell’America del Nord, dell’Europa, dell’Africa settentrionale e dell’Asia, l’aquila reale nidifica sulle sporgenze rocciose di erte pendici di monti o in cima ad alti alberi. Fu riscontrato che il nido di un’aquila reale era alto oltre due metri e largo in cima un metro e ottanta centimetri! C’erano volute grandi quantità di materiale per costruirlo!

L'occhio dell'Aquila
PER DIRE che qualcuno ha una vista acuta si dice che ha ‘una vista d’aquila’. Anche in altre lingue esistono espressioni simili: in spagnolo dicono vista de águila, in tedesco Adlerauge. A ragione la vista acuta dell’aquila è proverbiale da secoli
Fino a quale distanza è effettivamente in grado di vedere l’aquila? “In condizioni ideali l’aquila reale (Aquila chrysaetos) può notare i minimi movimenti di un coniglio a oltre [due chilometri] di distanza”, spiega il libro The Guinness Book of Animal Records. Secondo altri l’aquila è in grado di vedere ancora più lontano!
Come fa l’aquila ad avere una vista così acuta? In primo luogo l’aquila reale ha due occhi enormi che occupano buona parte della testa. Un libro che parla degli uccelli della Gran Bretagna osserva che nel caso dell’aquila reale gli occhi “non potrebbero essere più grandi perché diventerebbero così pesanti da ostacolare il volo”. — The Reader’s Digest Book of British Birds.
Inoltre l’occhio dell’aquila ha un numero di fotorecettori circa cinque volte superiore al nostro: pressappoco un milione di coni per millimetro quadrato rispetto ai nostri duecentomila. Praticamente ciascun cono è collegato a un neurone. Di conseguenza, il nervo ottico che trasmette i messaggi dall’occhio al cervello contiene il doppio di fibre rispetto a quello umano. Non sorprende che queste creature abbiano un’ottima percezione dei colori. Infine, gli occhi degli uccelli da preda, e quelli di altri uccelli, hanno un potente cristallino che permette loro di spostare rapidamente la messa a fuoco da oggetti distanti pochi centimetri ad oggetti che si trovano a grandi distanze. I loro occhi sono di gran lunga superiori ai nostri anche a questo riguardo.
L’occhio dell’aquila non è che una delle tante testimonianze della sapienza del Creatore.


Il coraggio dell'Aquila
Perché l’aquila ha sempre uno sguardo così fiero o ardito? In effetti il “sopracciglio” sollevato, che interpretiamo come un segno di ardimento, è una sporgenza ossea sopra l’orbita che serve a proteggere l’occhio. Non ha niente a che fare con il coraggio e l’aquila non potrebbe cambiare il suo sguardo neppure se volesse. Che dire della terza palpebra dell’aquila? La maggioranza degli uccelli chiudono la palpebra superiore e inferiore solo quando dormono. Battono gli occhi facendovi scorrere sopra una membrana semitrasparente (la terza palpebra), e così la preda non è persa di vista.

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