giovedì 23 luglio 2009

Il grande "Orso Bianco" dell'Artide

Ed ecco a voi: Il re dei ghiacci


NON mi vedete, vero? È facile capirlo perché guardate dritto verso la cresta di ghiaccio su cui mi trovo senza manifestare alcun segno di paura. Siete totalmente assorti nel paesaggio e non fate nessun movimento per fuggire come fareste se sapeste che sono qui. Dato che posso raggiungere in un attimo la velocità di ben 40 chilometri orari, potrei essere in pochi secondi nel punto in cui vi trovate!
Forse se spostassi la zampa con cui mi sto coprendo il naso nero mi vedreste, ma non voglio spaventarvi. E poi ho appena pranzato, quindi preferisco rilassarmi come facciamo spesso noi orsi dopo aver mangiato.
Intanto, perché non dirvi qualcosa di me? Vi farete un’idea migliore di questa parte del pianeta. Rappresento così bene questa zona glaciale che mi chiamano “il simbolo stesso dell’Artide”.

La mia famiglia
Dato che ho già detto “noi orsi”, probabilmente avrete indovinato che sono un orso polare. Saprete che al sud ho dei cugini più scuri, sebbene alcuni rappresentanti della mia famiglia — i grizzly e i baribal — si possano trovare anche al di sopra del Circolo Polare Artico.
Ci sono notevoli differenze fra noi e gli altri orsi. Per esempio paragonate il nostro collo e la nostra testa con quelli degli altri. Abbiamo il collo più lungo e la testa più piccola. Di rado, inoltre, ci troverete sulla terraferma come avviene per altri rappresentanti della famiglia. Il mare è il nostro elemento. (Questa è forse la ragione per cui gli scienziati ci chiamano Thalarctos maritimus). Un’altra differenza è che, per necessità, la nostra dieta è quasi interamente carnivora.
La nostra pelliccia, come sapete, è di colore bianco sfumato di giallo. Per questo vi era difficile vedermi. Peso circa 550 chili, il peso medio di un adulto. Ma alcuni rappresentanti della mia famiglia hanno raggiunto i 725 chili di peso e superato i tre metri di lunghezza! In media noi maschi siamo lunghi circa 2 metri e mezzo. Le femmine sono più piccole.
Il luogo dove viviamo
Noi grandi orsi polari ci troviamo proprio nel nostro ambiente nelle regioni polari dell’emisfero settentrionale. Non viviamo nell’Antartide, è vero, ma del resto neanche i pinguini vengono quassù fino al Circolo Polare Artico. Come molti altri animali che si spostano da una nazione all’altra, noi vagabondiamo nell’Artide senza tenere minimamente conto dei confini nazionali. Alcuni di noi possono essere nati in territorio russo, come nella Novaja Zemlja, ma forse ci spostiamo in isole norvegesi come le Svalbard. Alcuni rappresentanti della mia famiglia che vive qui nel Canada sono stati visti d’inverno in zone così meridionali come il Golfo del San Lorenzo e la penisola di Gaspé. D’estate, però, ce ne stiamo molto più a nord. Un mio parente ricorda di aver visto il sottomarino americano Skate emergere vicino al Polo Nord!
Cosa ci induce a condurre una vita così nomade? La ricerca del cibo. I nostri viaggi pertanto non sono vagabondaggi privi di senso. Seguiamo i cicli stagionali del Mar Glaciale Artico. Il limite dei ghiacci varia da stagione a stagione.
Forse voi uomini ammirate la bravura dei vostri nuotatori su lunghe distanze, ma sono stati individuati alcuni rappresentanti della nostra famiglia di orsi polari a oltre 60 chilometri dalla terraferma. Come riusciamo ad arrivarci? Con le nostre robuste zampe anteriori ci spingiamo da un banco di ghiaccio galleggiante all’altro in questi freddissimi mari. Questo stile di nuoto con le zampe anteriori è una caratteristica degli orsi polari.
Adattamento all’ambiente
Osservate bene le mie zampe. Quel cuscinetto di peli di cui ciascuna di esse è munito fornisce una salda presa che è l’ideale per un orso polare. Un’altra cosa che ci aiuta a procurarci da mangiare è il nostro eccellente senso dell’odorato. Noi orsi polari sentiamo l’odore del grasso di balena che viene bruciato dagli uomini a oltre tre chilometri di distanza. Fra tutti gli orsi siamo quelli che hanno la vista migliore. Queste due cose messe insieme ci compensano di qualsiasi scarsità di udito. E sapevate che abbiamo una membrana oculare che ci protegge gli occhi dalle raffiche di neve e dagli effetti accecanti del sole in quest’area con tanto candore? Non abbiamo bisogno di occhiali da sole!
In acqua ci troviamo a nostro agio perché il grasso del corpo e il pelame fitto e oleoso ci aiutano a stare a galla, oltre a proteggerci dalle temperature gelide in mare e sulla terraferma. Si crede addirittura che i peli del nostro mantello raccolgano la luce ultravioletta sulla superficie della nostra pelle, il che ci aiuta a tenerci caldi.
Il nostro innato sistema di navigazione è una manna per noi mentre seguiamo gli alti e bassi della catena alimentare durante i cambiamenti delle stagioni. Che siamo abili navigatori si vede da questo fatto: alcuni di noi eravamo stati trasportati a una distanza di centinaia di chilometri da un luogo di scarico di Cape Churchill nel Canada settentrionale, ma abbiamo subito trovato la via del ritorno! Normalmente, però, andiamo a caccia per tutto l’inverno.
Vita in famiglia
Il periodo dell’accoppiamento è la primavera o il principio dell’estate, e comincia quando abbiamo tre o quattro anni. Dopo l’accoppiamento, noi maschi andiamo a caccia di cibo. D’inverno le femmine trovano riparo in tane scavate nella neve. In alcune zone vi si rifugiano fino a 200 femmine. Gli orsacchiotti — ne nascono di solito due in dicembre o gennaio — sono ciechi e non sono molto più grandi di un coniglietto. È un piccolo inizio per un animale che da grande arriva a pesare più di mezza tonnellata! Ma cresciamo in fretta.
Ricordo ancora quando ero nella tana: protetto dagli elementi esterni e riscaldato dal grasso del corpo di mia madre e dall’aria calda trattenuta in una cavità situata più in alto dell’ingresso. Era un tempo dedicato a mangiare e crescere. Ricordo ancora il sapore del latte caldo e sostanzioso di mia madre, con quel caratteristico aroma di nocciola. Squisito! Ma tutto questo finì verso marzo. Poi mia madre aprì un varco nel tetto del nostro ricovero nella neve e uscimmo fuori. Com’eravamo eccitati mia sorella ed io! A questo punto pesavamo una decina di chili.
Quel giorno cominciammo anche ad essere addestrati. Non appena ci fummo abituati alla luce entrammo in acqua con mia madre e cominciammo a nuotare. Era naturale per noi. Gli eschimesi dell’Alaska ci hanno appropriatamente chiamati ah tik tok, che significa “quelli che scendono al mare”. Quando eravamo stanchi di nuotare ci attaccavamo alla coda della mamma per farci rimorchiare! Per un paio d’anni le nostre madri ci addestrano per la vita nell’Artide, dopo di che siamo pronti per andarcene di casa e metter su famiglia.
Noi orsi polari viviamo in un posto bellissimo: fra sculture di neve e di ghiaccio, in un mare sconfinato e su coste frastagliate. Spesso esprimiamo la nostra gioia con un forte ringhio di soddisfazione. In questo ambiente viviamo fino a 30 anni e più, ma ho sentito che alcuni di noi sono vissuti fino a 40 anni nei vostri giardini zoologici.
Be’, penso di avere riposato abbastanza. Spero che questo incontro vi abbia fatto piacere. Sono certo che vi ha aiutati ad apprendere che la vita continua in maniera meravigliosa anche nel rigido ambiente del Polo Nord. Quindi la prossima volta che vedete un orso bianco allo zoo non vi lasciate ingannare. Nella realtà la vita dell’orso polare è molto più affascinante. Ci vediamo alla vostra prossima spedizione nell’Artide!


2 commenti:

  1. Che tenerezza!!!!!!!!! Si comprende la ragione per cui i bambini dormono con l'orsacchiotto. Ciao Un abbraccio Diana Bruna

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