giovedì 30 luglio 2009

E adesso parliamo di uccelli




La stupenda aquila nera

DALL’ALTO proviene un grido rauco. Due falchi stanno attaccando a mezz’aria un’aquila nera femmina. Un falco piomba giù, ma l’aquila si prepara all’attacco rigirandosi sulla schiena e aprendo gli artigli. Ora entrambi i falchi scendono in picchiata, uno dietro l’altro. Di nuovo l’aquila si rigira per affrontare il primo falco. Ma potrà rimanere in volo capovolta abbastanza a lungo da affrontare il secondo? Con perfetto dominio esegue un doppio giro appena in tempo per sventare il secondo attacco. Che stupendo modo di volare!
L’aquila nera, con un’apertura alare di un metro e ottanta, è presente nel Sud Africa, in tutta l’Africa orientale e fino in Israele. Come fa capire il nome, questo uccello è di un color nero luccicante. Una chiazza bianca sul dorso forma una “V” sulle spalle. Quando l’uccello è in volo, le chiazze pallide che ha sulla punta delle ali fanno sembrare le ali trasparenti.
Nidi ben fatti
Di solito il nido viene fatto su qualche rupe inaccessibile sopra un precipizio. Una coppia di aquile nere può avere due o anche tre nidi, tutti nella stessa zona, e usarli a turno secondo che ne abbiano voglia. Forse il fatto di usare una volta questo e una volta quel nido serve a tenere lontani i parassiti. Le aquile nere sono eccezionalmente pulite.
Il nido è ben fatto e viene ingrandito e rimesso a nuovo ogni volta che è usato. Può essere largo alla base un metro e mezzo e alto quasi altrettanto ed è fatto di stecchi grossi quanto un pollice. Sia il maschio che la femmina danno il loro contributo alla costruzione del nido. Ad ogni modo, mentre il maschio mette gli stecchi dove ritiene siano più adatti, spesso la sua compagna li sposta. Nel far ciò può darsi ne rimetta qualcuno nel posto dov’era in origine; ma allora è persuasa che quello è il posto migliore. Il nido non è un mucchio di stecchi sistemati a caso.
L’incavo al centro del nido è infine rivestito di ramoscelli e foglie verdi che vengono rinnovati di continuo. Questo è un rivestimento soffice e può anche provvedere l’umidità necessaria per covare le uova.
Corteggiamento elaborato
A metà maggio, riparato il nido, ha inizio un elaborato corteggiamento. Lo scopo non è quello di conquistare una compagna, perché queste aquile, una volta accoppiate, restano insieme tutta la vita, e alcune vivono fino a cinquant’anni. Si tratta invece di qualcosa che avviene prima dell’accoppiamento, ed entrambe le aquile partecipano a emozionanti acrobazie aeree.
A volte il maschio scende sulla femmina in volo, e al suo avvicinarsi lei si rigira. La coppia unisce gli artigli e si lascia cadere, roteando per un considerevole tratto prima di separarsi. Altre volte questi uccelli saliranno e poi si getteranno in picchiata in una rotta simile a quello di un pendolo che oscilla, e alla fine dell’oscillazione volteggiano su un’ala. Le proporzioni fra peso per superficie alare e lunghezza per larghezza delle ali costituisce un eccellente compromesso per le esigenze di volo di quest’aquila.
Allevamento dei piccoli
Le aquile nere depongono le uova nella prima parte di giugno. Di solito ci sono due uova, che vengono deposte a un intervallo di uno-quattro giorni l’uno dall’altro, e vengono incubate per circa 44 giorni. Il maschio si divide con la femmina il compito di covare le uova di giorno, ma la femmina fa sempre il turno di notte per intero.
Benché ci siano due uova nel nido, viene allevato un solo aquilotto. A volte la femmina distruggerà un uovo quando è evidente che nell’altro c’è un piccolo vivo. In altre occasioni, entrambe le uova vengono fatte schiudere. In tal caso, il primogenito di solito domina l’altro, che presto muore. I genitori non fanno niente per impedirlo, benché ci sia da mangiare in abbondanza per tutt’e due gli uccelli. Perché?
Non è chiaro perché la famiglia venga istintivamente limitata. Certo non è perché manchi da mangiare. Un motivo potrebbe essere il fatto che l’aquila ha bisogno di un addestramento accurato, per cui un piccolo sembra richiedere tutta l’attenzione di entrambi i genitori.
Perché allora ci sono due uova? A volte, a causa di sterilità, incidente o predatori, un uovo può andare perduto. Due uova accrescono le probabilità che la covata riesca e assicurano all’aquila la sopravvivenza. Quando due uova si schiudono, se capita qualcosa al primogenito, predominerà il secondo nato e questo sopravvivrà al primo aquilotto.
Picchiettando sul guscio dell’uovo il piccolo dà al genitore il segnale che sta per uscire. Il maschio va a caccia di una tenera giovane procavia. In circostanze normali, l’alimentazione dell’aquila nera è per il 99 per cento a base di procavie. Una procavia può superare i quattro chili di peso e viene mangiata di solito per intero: carne, pelle e ossa. Può sembrare strano, ma le ossa forniscono il calcio, essenziale per l’alimentazione dell’aquila. La pelle, con il pelo, pare favorisca la digestione.
Le parti migliori della preda vanno all’aquilotto, che sembra una pallottola di lanugine bianca. Esso divora avidamente le strisce di carne che il genitore strappa dalla carcassa. Man mano che il piccolo cresce, impara a strappare la carne dalla carcassa e a ingoiare parti come le ossa e la pelle.
Ci sono altre cose che l’aquilotto deve imparare sin dalla tenera età. Per mantenere pulito il nido, si deve insegnare al piccolo a defecare oltre il bordo del nido, facendo attenzione alla direzione del vento. La madre sposterà il piccolo mettendogli un piede sotto e accompagnandolo fino al bordo del nido finché non impari a evacuare nel posto giusto. Man mano che l’uccello cresce, basteranno una ferma pressione su una zampa e uno sguardo significativo per fargli capire che deve muoversi.
È evidente che per allevare un’aquila ci vuole molto tempo. Infatti passeranno da 95 a 100 giorni prima che l’aquilotto si levi in volo.
L’aquilotto prende il volo
Quando si avvicina il tempo del primo volo, l’aquilotto si sente sempre più limitato nel nido. Osserva gli altri uccelli, stira le ali e le zampe, batte le ali e salta su e giù. Le penne sono completamente sviluppate, ma il piumaggio non ha ancora il nero luccicante che ha quello dei genitori. L’uccello giovane è chiazzato di marrone e di rossiccio e ha il piumaggio da adulto solo con la muta del terzo anno. I genitori capiscono che il tempo per volare è vicino e per un giorno o due smettono di portare cibo al nido. È senz’altro meglio fare il primo volo a stomaco vuoto!
Cos’è che fa partire l’aquilotto per il primo volo? Di solito un richiamo lanciato dai genitori, appollaiati lì vicino o mentre passano in volo. Se tutti gli altri sistemi falliscono, una spinta improvvisa manderà l’aquilotto nel vuoto. Con le sensibili remiganti primarie che ha sulla punta delle ali, l’aquilotto sente la pressione e il movimento dell’aria. A questo punto, però, l’uccello non sa come agire in base alle informazioni ricevute, quindi il volo è di breve durata. L’aquilotto scende lungo il fianco del monte, fino alle pendici più basse, per fare un goffo atterraggio e riposare, col cuore che batte a precipizio. A questo punto i genitori danno da mangiare all’aquilotto. Poi, riacquistata la fiducia, il piccolo è pronto per ritentare. Qualche altro tentativo impacciato e comincia a essere padrone delle ali.
Istruzione accurata
Nel programma d’istruzione, subito dopo viene l’arte della caccia. Spesso entrambi i genitori faranno qualche acrobazia aerea, attirando l’attenzione delle procavie, che se ne stanno sulle rocce a prendere il sole, tenendo d’occhio il nemico, l’aquila nera. Infine un’aquila si abbasserà e, nascosta dietro le rupi, farà un rapido giro attorno a un angolo prendendo da dietro una procavia fiduciosa. La morte è istantanea. Con tutta la pressione del veloce uccello in volo, l’artiglio posteriore penetra nella preda. Gli artigli anteriori si chiudono attorno ad essa che viene sollevata e trasportata al “ceppo” — spesso si tratta di una roccia — dove sarà decapitata e smembrata. L’aquilotto sta a osservare.
Ci vuole molto lavoro per fare di un aquilotto un abile volatore. L’uccello deve imparare a utilizzare i venti deviati verso l’alto da un precipizio, deve imparare a piombare e a librarsi. Per i viaggi lunghi, l’aquila sceglie un giorno in cui il vento soffia nella direzione opposta al volo. Quindi, allorché il sole è alto e riscalda l’aria nelle valli, l’uccello si lancia da una sporgenza di roccia. Subito trova una bolla d’aria calda. Girando in essa l’aquila sale a forse 4.000 metri. Esaurita la spinta dell’aria, l’uccello gira verso la sua destinazione. Planando, l’aquila mantiene la velocità. Nello stesso tempo, la pressione del vento sulle ali impartisce la spinta. In questo modo può coprire centinaia di chilometri con pochi battiti d’ali al momento della partenza.
Perfettamente dotato per il ruolo che deve svolgere, al momento in cui lascia il nido l’aquilotto è scortato dai genitori. Essi portano lontano la loro prole, lasciandola a trovarsi una compagna e costruirsi un nido proprio.

Dal corrispondente di “Svegliatevi!” nella Repubblica Sudafricana


1 commento:

  1. molto interessante il tuo blog, complimenti ti leggerò spesso, ciao orietta

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